Il sindaco Silvia Chiassai
Il sindaco Silvia Chiassai

Arezzo, 23 maggio 2020 - Non è nemmeno un blitz, ma segna di fatto il passaggio dell’inchiesta sui trenta morti nelle Rsa di Montevarchi e Bucine dalla teoria di un fascicolo ancora contro ignoti alla pratica delle indagini sul campo. I Nas dei carabinieri, infatti, si sono presentati ieri al Comune di Montevarchi, muniti di un decreto con richiesta di esibizione documentale firmato dal procuratore capo a interim Luigi Bocciolini e dal suo predecessore disarcionato dal Csm ma in attesa di ricorso al Tar Roberto Rossi.

In poche ore hanno così acquisito tutti gli atti amministrativi relativi alla Rsa che segna il record toscano delle vittime (ben 19) di proprietà del Comune, anche se in gestione alla cooperativa Koinè, almeno fino a quando la Usl non l’ha esautorata, assumendo direttamente la guida della casa di riposo.

A darne notizia, in serata, è il sindaco Silvia Chiassai, con un video su Facebook: anche noi, spiega, speriamo che si faccia chiarezza, se la documentazione in nostro possesso serve a questo,siamo ben lieti di consegnarla.

Più tardi arriva la conferma di fonti di procura, che spiegano come si tratti di un passaggio col quale l’inchiesta, aperta ormai da alcune settimane e nella quale si ipotizzano l’omicidio colposo plurimo, le lesioni colpose altrettanto plurime e reati contro la legislazione anti-infortuni sul lavoro (per i dipendenti che si sono infettati) entra nel vivo.

Di più nessuno dice, ma l’impressione è che nei prossimi giorni i Nas si sposteranno nelle due Rsa, per acquisire altra documentazione, stavolta quella sanitaria. Così si comincerà ad avere un primo quadro di quanto è successo nei due mesi peggiori delle case di riposo valdarnesi, al centro di un vortice di contagiati e di morti che fa davvero impressione.

Per l’ultima vittima, che aveva solo 67 anni, la procura aveva già disposto l’autopsia, ma i tempi dell’esame sono lunghi. Serve infatti una procedura Covid: cioè i medici legali, nel caso specifico il professor Marco Di Paolo dell’università di Pisa, coperti come astronauti del virus e costretti a svolgere il loro lavoro nell’unica sala disponibile in tutta la Toscana, quella di Careggi a Firenze, dove persino i sanitari sono costretti a mettersi in coda, a seconda dei tempi fissati in calendario.

Forse lunedì sarà il giorno buono. L’inchiesta nasce dagli esposti che erano stati presentati dalla stessa Silvia Chiassai alla fine di marzo, dal comitato costituito dai familiari delle vittime di Bucine, e da altri minori, di una dipendente e persino di un anonimo. Tutti riunificati nel fascicolo gestito adesso da Bocciolini e Rossi.

Prima di tutto si tratta di capire: la strage degli innocenti, i vecchietti, molti dei quali in età avanzatissima, è solo il risultato del caso, della malignità di una malattia, il Covid, che nessuno conosceva, oppure c’è stata qualche mancanza nelle procedure di sicurezza che ha consentito al virus di insinuarsi nelle due Rsa e di falcidiare i più deboli, cioè gli anziani?

Di certo, le case di riposo hanno chiuso alle visite e si sono dunque isolate ancor prima che dal governo e dalla Regione arrivasse l’ordinanza di vietare l’ingresso ad amici e parenti. Ma nelle prime settimane, quando la carenza di dispositivi di sicurezza era generalizzata in tutta Italia, sono mancate mascherine, camici monouso e altri strumenti di protezione? Le indagini solo solo all’inizio.