LUCIA BIGOZZI
Cronaca

Rondine nell’incubo della guerra: "Ma Segre dà forza ai nostri ragazzi"

I sei israeliani e palestinesi accolti nella cittadella seguono il conflitto: le famiglie, gli amici, la paura. Vaccari: "Importanti le parole della senatrice". Una giovane uccisa nel rave è stata qui nel campus.

Rondine nell’incubo della guerra: "Ma Segre dà forza ai nostri ragazzi"

Rondine nell’incubo della guerra: "Ma Segre dà forza ai nostri ragazzi"

"La forza di Liliana è il realismo. Nasce dall’abisso di Auschwitz che oggi riecheggia in Terra Santa e nel Medio Oriente. E in quell’abisso, c’è il rischio di essere ingoiati".

Il terrore viaggia sui deltaplani: terroristi con le mitragliatrici che planano sul festival della musica, in Israele, e porta la morte. Tra le vittime c’è una ragazza che quattro anni fa aveva seguito un campus internazionale di una settimana a Rondine. La comunità la piange e la sua foto accompagna il ricordo e la carezza dei giovani israeliani e palestinesi che condividono la quotidianità e imparano a costruire la pace. Rondine traccia la rotta proprio quando i giorni bui del conflitto, delle stragi e dei morti, danno il passo di ciò che accade a sud del Mediterraneo, non troppo lontano da qui. E proprio qui si fortifica la diga: ventisei anni a costruire la pace che cammina sulle gambe dei nuovi leader del mondo, gli stessi che nel borgo sull’Arno, hanno sperimentato come si fa. Franco Vaccari, presidente e fondatore della Cittadella della Pace rilancia le parole della senatrice a vita: in tv da Fabio Fazio, ha consegnato la sua speranza a Rondine, già destinataria della sua eredità morale.

Vaccari, cosa ha provato il richiamo di Segre a Rondine?

"Una grande emozione. Sono legato a Liliana da un’amicizia che dura da 26 anni. È molto provata dalla situazione in Medioriente. Tuttavia, le sue parole continuano a diffondere un messaggio di speranza. È come se nel buio del conflitto facesse rifulgere questa piccola luce che è Rondine. Ho avvertito la forza del suo incoraggiamento ai ragazzi. Quasi a dire: diamo forza a questa piccola luce, io vi do spazio, non vi lascio soli, sono con voi. Le siamo tutti molto grati".

I sei ragazzi israeliani e palestinesi accolti a Rondine, come hanno reagito alla sollecitazione?

"Sono rimasti incollati alla televisione, ci siamo abbracciati e abbiamo commentato le parole di Liliana. A una delle ragazze ho detto: hai visto che lei continua a dirci che qui c’è il futuro?"

La sua risposta?

"Mi ha guardato dritta negli occhi domandandomi: ma c’è il futuro? Poi ha aggiunto sorridendo: sì, c’è".

Come vivono questo dramma i ragazzi? Ci sono vittime nelle loro famiglie?

"Oltre a quelli che sono qui da alcune settimane, noi abbiamo ragazzi che hanno concluso il programma di Rondine e sono tornati in Israele, Palestina e Libano. Siamo in contatto e loro lo sono con ciascuno. Per il momento i familiari sono tutti salvi, ma nella prima cerchia di amici, ci sono già morti. Accanto alla World House fino a prima della pandemia avevamo un campus estivo con israeliani ebrei e israeliani arabi. Uno di loro, una ragazza, è stata uccisa nel rave durante l’attacco terroristico. Ci è arrivata la notizia e condividiamo il dolore dei familiari".

Israele sta richiamando in patria tutte le persone che possono arruolarsi. Potrebbe accadere anche ai ragazzi di Rondine?

"Non escludiamo che qualcuno possa decidere di tornare. In venticinque anni di attività è capitato. Per il momento non abbiamo segnali. In quel caso, dovrebbero sospendere il programma di formazione, perchè non si può aderire al nostro progetto e andare a combattere. Ma se avvenisse lo accoglieremmo perchè Rondine ama le scelte libere: noi accogliamo, non condanniamo mai, ma teniamo la barra dritta".