di Alberto Pierini AREZZO Il "green pass" volteggia sui tavolini ritornati pieni. Non proprio tutti e non al massimo in questo fine settimana, dove le assenze e il mare della domenica si fanno sentire. Ma in un bilancio che dalla riapertura in poi almeno a tavola viaggia a gonfie vele. La ristorazione è ripartita davvero e non per finta. E fa sul serio. Anche se corre a due velocità. Il centro ha preso l’abbrivio dalle chiusure al traffico e dalla calamita che spinge specie d’estate verso la città vecchia. La periferia soffre un po’ di più, specie nella frangia dei pub e dei locali della notte. Ma in generale il quadro sfoggia tinte sgargianti. "Non lo nascondo, anzi lo dico con orgoglio: noi siamo oltre le presenze e gli incassi del 2019" dice con la solita franchezza il presidente dei pizzaioli...

di Alberto Pierini

AREZZO

Il "green pass" volteggia sui tavolini ritornati pieni. Non proprio tutti e non al massimo in questo fine settimana, dove le assenze e il mare della domenica si fanno sentire. Ma in un bilancio che dalla riapertura in poi almeno a tavola viaggia a gonfie vele. La ristorazione è ripartita davvero e non per finta. E fa sul serio. Anche se corre a due velocità. Il centro ha preso l’abbrivio dalle chiusure al traffico e dalla calamita che spinge specie d’estate verso la città vecchia. La periferia soffre un po’ di più, specie nella frangia dei pub e dei locali della notte. Ma in generale il quadro sfoggia tinte sgargianti.

"Non lo nascondo, anzi lo dico con orgoglio: noi siamo oltre le presenze e gli incassi del 2019" dice con la solita franchezza il presidente dei pizzaioli Renato Pancini. "Dico sempre ai miei: lavoriamo per l’inverno, mettiamo fieno in cascina". Una massima delle campagne che ricollega il nostro passato al nostro futuro. "Una buona ripartenza con serate eccezionali" dice sempre il presidente dei ristoratori Federico Vestri. E’ chiaro che per lui e per tutti i mesi persi restano persi: ma almeno il confronto con gli analoghi periodi di due anni fa hanno il sapore del riscatto contro le crisi da pandemia.

Un quadro nel quale irrompe ora il green pass: le varianti tornano a tritare casi e prende corpo l’alternativa alla francese. Avanti solo chi ha la famosa carta verde, doppia vaccinazione o tampone negativo nelle ultime 48 ore. "Dico la verità, siamo abbastanza stanchi di regole che sembrano prendere i locali come luoghi di contagio" parte lo stesso Vestri. "Come sempre pronti a tutto quello che contribuisce alla salute pubblica: ma che la legge sia uguale per tutti". E fa nomi e cognomi. "Se quel criterio vale per i nostri locali, allora deve valere ad esempio anche per i supermercati: non è possibile ci siano sempre due pesi e due misure".

Senza neanche consultarsi dice la stessa cosa Gabriella Bianchi dal Cantuccio. "Non mi lamento, sono contenta di come stanno andando le cose: e d’estate il problema è minimo, i più vogliono stare fuori. Però siamo stati chiusi quasi un anno e i contagi si sono moltiplicati: non viene mai il dubbio che non sia colpa nostra?". Domanda retorica ma popolarissima nella categoria. Dalla quale si alzano anche voci parzialmente diverse. Come quella di Roberto Lodovichi: "Non ci vedo nulla di male, come sempre faremo il nostro dovere per l’interesse di tutti".

Poi più concreto: "Tutto è meglio che chiudere di nuovo: davanti a quella prospettiva la richiesta del green pass non è nulla". Cosa che un po’ pesa a Vestri. "Non siamo sceriffi. Siamo diventati i depositari dei controlli, dall’alcol alla carta d’identità fino alla vaccinazione". Pancini insiste sulla linea Lodovichi: "Dobbiamo fare tutto quello che è nelle nostre possibilità per scongiurare il peggio".

Più pragmatico Mauro Ghinassi dal Nabòo. "La libertà è un bene insindacabile, compresa quella di vaccinazione: detto questo per noi proseguire l’attività diventa determinante. Se anche fosse con il green pass ci adatteremo". Un "semaforo" verde che minaccia anche i luoghi di spettacolo. Tipo il cinema. "Un’altra ancora? Già misuriamo la febbre, prendiamo nomi e numeri di telefono: manca solo di trasformarci in centri di vaccinazione" dice dall’Eden Michele Squillace, con ironia da nuova commedia italiana.

"E’ chiaro, se richiesto lo faremo: ma il vero problema è che siamo ad una falsa ripartenza. I primi giorni un discreto pubblico, poi tracce: e gli Europei non ci hanno aiutato". La sera della finale aveva due eroici spettatori, distanziati come il polo nord e il polo sud. Eden è della famiglia di Officine della Cultura, in prima linea anche su teatro e musica. "I vincoli da seguire sono già tanti – commenta Massimo Ferri – ma ci attrezzeremo. In questo momento il vero nemico è il maltempo. Siamo costretti continuamente a spostare gli spettacoli al chiuso". Spettacoli che però viaggiano con il tutto esaurito. E qui il semaforo rosso diventa quasi gradevole.