Il mercatino di aprile
Il mercatino di aprile

Arezzo, 16 aprile 2018 - Pensare che era cominciato tutto dalla sfida di pochi volenterosi: sottrarre i giardini di Campo di Marte al dominio degli spacciatori almeno una domenica al mese: un centinaio di banchi, cresciuti poi di edizione in edizione, qualche grigliata casereccia per soddisfare l’appetito dei protagonisti, centinaia in principio, migliaia dopo e anche più alla fine. Guardatelo adesso cosa è diventato il Mercatino delle Pulci, che riempie il Palaffari come neppure le fiere campionarie più riuscite, che raccoglie 750 banchi (ma solo perchè gli organizzatori hanno preferito evitare troppa ressa) e raduna decine di migliaia di partecipanti: chi dice 30 mila, chi addirittura di più, per i calcoli esatti ci vorrebbe il contapersone, ma ancora non l’ha inventato nessuno.

Affari stimati intorno ai 200 mila euro. E’ un’altra grande domenica per un mercato che quanto a numeri surclassa ormai persino la Fiera Antiquaria, di cui peraltro resta una specie di copia carbone: qualità ovviamente minore (qui ci sono gli svuotasoffitte non gli antiquari), pubblico diverso, più casalingo, fatto di aretini e non di turisti. Lo si capisce fin dalla sosta fuori dal Palaffari, con le auto in fila in attesa di un posto e il parcheggio come capita che dilaga fin nelle strade vicine.

Dentro, gli stand progettati per le grandi manifestazioni fieristiche fanno fatica a contenere le centinaia di espositori che stipano i tre spazi principali come neppure la mostra orafa di primavera, più rarefatta e anche più raffinata ma meno sanguigna di questo evento nazionalpopolare. I ragazzotti che un tempo si alternavano alle griglie hanno lasciato il posto ormai ai giganti della ristorazione: i grandi nomi del caffè e della pasticceria, il gusto, anche quello nazionalpopolare, anzi aretin-popolare, dei maestri della porchetta e dei salumi. Il clima è da sagra, ma gli affari vanno.

Ormai non ci sono più solo le famiglie che riempivano i banchi ripulendo le cantine e che restano il cuore dell’evento, ma veri e propri professionisti. Certo, la gamma dei prodotti in vendita resta più bassa di quella di un mercato antiquario e anche di un negozio ma appunto quello è il senso dell’evento fin dalle origini di Campo di Marte. E’ la festa della seconda mano, di Porta Portese, dell’occasione da cercare fra il ciarpame, come nello spirito della trouvaille di Ivan Bruschi, delle buone cose di pessimo gusto alla Gozzano.

L’organizzazione ha cercato di mettere un ordine in tanta abbondanza: ci sono gli spazi dell’abbigliamento, quelli dei casalinghi, del vintage, addirittura degli abiti da sposa, ma alla fine regna un’allegra confusione che è il vero marchio d’origine delle Pulci. Il piccolo mercato di quartiere dei tempi andati è diventato grande, è cresciuto tra le mani degli organizzatori guidati da Silvia Ciarpaglini ben oltre ogni previsione, sia pure conservando lo spirito anarchico delle prime edizioni.

Per la città è una sorta di fiera bis con la quale fare i conti. L’una non elide l’altra perchè si rivolgono a pubblici diversi con formule e offerte diverse. Possono diventare complementari senza farsi concorrenza. L’importante adesso è non disperdere tanto entusiasmo.