Carabinieri
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Arezzo, 29 maggio 2020 - Sono stati arrestati dai Carabinieri del Nucleo Operativo e della Stazione di San Giovanni Valdarno due operai, con precedenti di polizia alle spalle, che da qualche settimana ormai minacciavano il loro ex datore di lavoro; una vicenda che sembrerebbe propria di altre latitudini, da dove effettivamente provenivano i due italiani, originari della Sicilia. L’imprenditore, attivo nel mondo dell’edilizia, stava vivendo un vero e proprio incubo già dal mese di dicembre, quando uno dei due siciliani si era volontariamente licenziato dall’azienda: successivamente, aveva preteso ed ottenuto, con minaccia, il pagamento immediato della parte spettante relativa al T.F.R., il trattamento di fine rapporto, nonostante l’azienda, per legge, abbia sei mesi di tempo per provvedere.

Le angherie non erano terminate, poiché anche un capo cantiere della ditta, era stato minacciato durante un incontro casuale al supermercato: questa volta, la volontà del siciliano era essere nuovamente assunto dall’azienda, accompagnato però anche dal figlio di una ventina d’anni. Le minacce sono continuate anche nelle ultime settimane, quando l’imprenditore si è trovato dei messaggi nella cassetta delle lettere, sino agli ultimi episodi –i più gravi- dove, nei pressi di un cantiere che l’impressa ha attivo in Umbria, sono state rinvenute due bottiglie di benzina, accompagnate dall’ennesimo messaggio che invitava a “comportarsi correttamente” per poi, il giorno successivo, passare a telefonate nelle quali si pretendeva un appuntamento per essere assunti, arrivando a minacce alla famiglia dell’imprenditore stesso. Il coraggioso imprenditore non si è mai perso d’animo e, ad ogni minaccia è seguita una denuncia ai Carabinieri: in ultimo, i militari hanno colto l’occasione del colloquio preteso ai fini della riassunzione e si sono appostati nei pressi dell’ufficio del titolare; nel corso del colloquio, i toni si sono subito riscaldati e l’imprenditore è apparso fermo nel non voler cedere ai comportamenti intimidatori, mentre sprezzanti si sono dimostrati i due siciliani, anche di fronte all’eventuale intervento delle forze dell’ordine, in realtà già appostate nella stanza a fianco. Alle ennesime minacce di usare “le lame” e di venire alle mani, gli uomini della Compagnia Carabinieri di San Giovanni Valdarno sono intervenuti arrestando in flagranza i due.

Tentata estorsione aggravata, continuata ed in concorso il reato contestato: una immediata perquisizione sui due ha permesso di rinvenire un coltello a scatto illegalmente detenuto e portato al seguito dal padre; successive perquisizioni domiciliari hanno permesso di rinvenire e sequestrare anche delle bottiglie di plastica identiche a quelle rinvenute in Umbria, una delle quali dello stesso lotto. Dopo l’arresto, avvenuto lunedì scorso, i due sono stati tradotti presso la casa circondariale di Sollicciano, a Firenze. Ieri la convalida degli arresti: il giudice ha disposto nei loro confronti la custodia cautelare in carcere.