Arezzo, 13 marzo 2018 - Si commuove Pupo alla consegna del premio Civitas Aretii. E durante l’inno suonato dai musici della Giostra a Enzo Ghinazzi cominciano a gonfiarsi gli occhi. «È un’emozione che non avevo mai provato – dice – perché quando un riconoscimento così arriva dalla tua terra, allora vuol dire che qualcosa di buono l’hai fatto». Annuisce anche la mamma di Pupo, presente in prima fila e il ricordo va ad Artemio Buzzi, l’antiquario da poco scomparso e al padre, «avevano la stessa età».

L’araldo del Saracino recita le motivazioni del premio, la sala del consiglio comunale è piena zeppa di suoi fan e degli amici. «Ho sempre portato con me gente del posto – dice – il mio amico fornaio che era allergico alla farina è diventato manager nel mondo dello spettacolo, così anche il vigile urbano di Ponticino». Poi un flusso di ricordi a significare l’importanza di stare insieme alla propria gente.

«È stata anche una scelta rischiosa, perché sarebbe stato più facile farsi consigliare, io ho puntato molto sulle persone di questa terra». Enzo Ghinazzi mentre riceve il premio ringrazia il sindaco Alessandro Ghinelli, l’assessore Marcello Comanducci e tutto il mondo della Giostra: «Quando vado in giro per i concerti – racconta – tutti mi parlano di Arezzo e del Saracino che è una delle più belle cartoline da visita che abbiamo. Sono di ritorno da alcune date in Ucraina, trovo tanto amore nei confronti della Toscana e della mia città».

Quando qualcuno gli chiede del lato calcistico lui, autore dell’inno del Cavallino, sbotta: «E’ una situazione molto dolorosa, sarebbe importante che gli imprenditori della nostra terra dessero dignità alla nostra squadra, perché è un patrimonio di tutti, io nel mio piccolo sono pronto a dare un contributo». Parole che rinfrancano il sindaco alla ricerca di finanziatori per la società sportiva.

«L’inno che ho scritto per l’Arezzo – afferma Pupo – è stato considerato uno dei più belli, ovviamente non siamo ai livelli di Grazie Roma di Venditti – precisa con un certo tasso di umiltà – ma è una cosa che mi lega a doppio mandato a questa squadra». «Vedete la mia è stata una parabola col lieto fine – ricorda Pupo – a 25 anni ero miliardario e a 35 ero indigente, la mia mamma ride quando dico questa cosa, ma ride perché è andata a finire bene e siamo tutti qui felici, di errori ne ho fatti tanti, fra questi quello di aver raccontato troppo di me. Da questo punto di vista non sarei stato un buon politico».

Al di là dei riconoscimenti della città, Enzo Ghinazzi rivendica le sue radici di Ponticino e se gli chiedi del nuovo comune nato per fusione dove la grande frazione ha fatto l’ago della bilancia, lui non si tira indietro: «È stato giusto così, io ho votato per il comune unico e sono contento che i miei compaesani abbiano capito che era la cosa migliore».