Davide Frondaroli
Davide Frondaroli

Arezzo, 24 febbraio 2019 - Certe notti a Saione sono più calde di quelle di Ligabue. Ne sa qualcosa Davide Frondaroli, agente della polizia municipale, che si è ritrovato con una gamba rotta dopo aver tentato di separare un tunisino, con precedenti per spaccio, e la compagna italiana che stavano litigando per strada in via Po, fra i giardini di via Arno e piazza Zucchi, due dei punti più critici del quartiere di Saione, un vulcano in questo momento quasi dormiente ma che in qualsiasi momento è capace di eruttare lapilli, sotto forma di microcrimine di strada.

E’ successo venerdì sera intorno a mezzanotte. Sono stati gli abitanti della zona a chiamare la polizia municipale: correte, c’è uno che sta picchiando una donna per strada. In effetti, la pattuglia che si è precipitata in via Po, nei pressi dell’unico bar della zona, ha trovato lo spacciatore e la compagna che se ne stavano ancora dicendo di tutti i colori. Vai a capire perchè visto che i due, stando a quanto è poi emerso nel processo per direttissima, sono in procinto di sposarsi, col risultato che il tunisino, in questo momento ancora clandestino, otterrebbe la cittadinanza italiana e sanerebbe la sua posizione.

Fatto sta che Frondaroli è andato per affrontare l’uomo, mentre la compagna di pattuglia si occupava della donna. Non avevano fatto i conti con la violenza della reazione del magrebino, che ha atterrato l’agente della polizia municipale con un calcione allo stinco. Quest’ultimo è caduto e l’altro gli si è scagliato addosso con tutta la sua forza di ragazzo di 27 anni.

Alla fine Frondaroli, 45 anni, si è ritrovato con una gamba che gli faceva maledettamente male e che l’ha costretto a recarsi al pronto soccorso, dove i medici gli hanno diagnosticato la frattura del perone, gran brutta rottura che gli costerà più di un mese di immobilità. Prima, però, la pattuglia è riuscita a bloccare il tunisino e ad arrestarlo per resistenza e lesioni aggravate.

Ieri mattina in tribunale il processo per direttissima celebrato davanti al giudice Gianni Fruganti, presidente della sezione penale. Il Pm Bernardo Albergotti ha chiesto e ottenuto la custodia cautelare in carcere, anche alla luce dei procedenti penali del magrebino, che ha una condanna per spaccio a otto mesi passata in giudicato e altre ferme ancora alla sentenza di primo grado.

Una storia forse minima di microcrimine ma dà ancora una volta uno spaccato sociale del quartiere più multietnico della città e anche di quello in cui la violenza di strada e lo spaccio sono più diffusi, sia pure in calo rispetto ai momenti più difficili vissuti dalla zona ai tempi in cui risse, pusher e aggressioni erano cronaca quotidiana.