Arezzo, 26 arile 2016 - "Non avrei mai potuto abbandonarli. Sarebbe stato come abbandonare i miei figli». Parla così l'imprenditore di una ditta  casentinese di infissi dopo la sentenza rivoluzionaria che lo ha assolto pur non avendo pagato l'Iva per 700 mila euro. Quei soldi li ha utilizzati per pagare lo stipendio ai suoi dipendenti. 

Ha rischiato grosso l’imprenditore. Poteva essere condannato ad una pena dai sei mesi ai due anni ed il giudice sarebbe stato in tal caso costretto a disporre la cosiddetta confisca per equivalente (lo Stato gli avrebbe confiscato ogni bene, immobile e mobile, conti correnti, frutti derivanti da affitti, per un valore corrispondente a quello dell’Iva evasa). Invece il giudice lo ha assolto per mancanza di dolo. «Una decisione coraggiosa presa dal giudice Faltoni, per la prima volta ad Arezzo» - ci racconta l’avvocato dell’uomo, Osvaldo Fratini.

Dopo 40 anni di lavoro, nel 2001 arriva la crisi nel settore. Anni duri, fino al fallimento. 

Nel 2011 decide con la liquidità rimasta di pagare i dipendenti, e non i 700 mila euro di Iva all’agenzia delle entrate. L’imprenditore si  presenta spontaneamente davanti al Giudice e raccontare tutta la sua storia. «Limitandosi solo a considerare il mancato pagamento dell’Iva, l’imputato non poteva che essere considerato colpevole, ma allargando l’analisi nel caso in questione è stato dimostrato come l’imputato abbia cercato fino in fondo di salvare la sua azienda ed i posti di lavoro» - ha spiegato l’avvocato Fratini nella sua arringa. Il giudice lo ha assolto perché il fatto non costituisce reato per mancanza di dolo.