Arezzo, 13 aprile 2018 - Lo sguardo profondo, i capelli sbarazzini, l’espressione un po’ di sfida che a 17 anni è la chiave della grinta che ti permette di affrontare la vita. Ma che mai, mai neanche per un secondo dovrebbe invece ritrovarsi faccia a faccia con la morte. E invece è quello che è capitato a Francesco.

Francesco Renzetti, una grande famiglia alle spalle: avvocato il padre Walter, avvocato il nonno Giuseppe, protagonisti di mille cause di grido. Di quegli avvocati i cui studi legali diventano un punto di riferimento, perfino a volte per indicare una strada o un indirizzo. Vivevano a Santa Firmina, la frazione adagiata nel verde, a due passi dalla città.

E forse per questo Francesco aveva quel motorino. Dopo i 14 anni specie chi sta un po’ fuori dalla città chiede un pizzico di libertà, sennò per ogni spostamento sei a ricasco del babbo o della mamma. 

Il suo profilo Facebook è spartano, come chi giustamente nella vita ha altro a cui pensare invece che a mettere la foto più bella o l’immagine più a fuoco. Ma una cosa te la racconta: è quasi impossibile vederlo da solo. No, è sempre con degli amici. E sempre in un angolo. Come chi sa farsi da parte, non ama stare al centro ma stare in mezzo al suo gruppo di coetanei.

Frequentava il Liceo Scientifico: la 4° S. Un tempo era la sezione del «Brocca», la sperimentazione dalle tante ore e dalla tanta matematica. Non lo era più ma un pizzico di orgoglio rimaneva intorno a quell’aula. Due sorelle, una più grande e una più piccola, un legame forte alla famiglia. e una passione coltivata da bambino. Quella del calcio.

Prima nel Santa Firmina, poi il passaggio all’Olmoponte: da allievo, il segno che aveva i numeri,da un piccolo club ad uno più grosso del calcio giovanile. Era terzino, di quelli che curano la difesa ma si spingono anche in attacco,. E con i suoi compagni di squadra aveva vinto un torneo internazionale, a Monaco addirittura.

Intorno gli sguardi lucidi dei primi passanti, lo strazio dei parenti in strada. E il dolore di un quartiere, ferito a morte. Un quartiere tranquillo, una zona alberata, i pini che ti fanno da ombrello. Ma che non riescono a pararti da tragedie così, all’ora di cena, quando tutto pensi meno che una vita si sta spegnendo.