Sul posto 118 e carabinieri (foto d’archivio)
Sul posto 118 e carabinieri (foto d’archivio)

Arezzo, 23 febbraio 2019 - La tragedia è avvenuta poco prima dell’alba di ieri a Montevarchi, in un’abitazione del quartiere della Ginestra. Una neonata di appena un mese e mezzo è stata strappata di colpo all’affetto dei suoi cari. Probabilmente è una vittima della Sids, la «Sudden Infant Death Syndrome», ovvero la morte improvvisa dell’infante o in culla.

Si chiamava Sabina ed era la primogenita di una giovane coppia di montevarchini che adesso non riesce a trovare pace per una tragedia inspiegabile e, al tempo stesso, non infrequente, se si pensa che le statistiche parlano di oltre 300 decessi all’anno causati nell’intera penisola dalla medesima sindrome. Che colpisce crudele e silenziosa.

E nel silenzio era avvolta la casa, ieri mattina attorno alle 5, quando il babbo della bimba si è alzato per accudirla. Era giunta per la figlioletta l’ora di una delle poppate giornaliere con il biberon e lui si è avvicinato al lettino, ma al momento di prendere in braccio la sua bambina si è accorto immediatamente che qualcosa non andava. Sabina non respirava, nè si muoveva, insomma non dava alcun segno di vita.

Un grido straziante per chiedere aiuto ha lacerato la quiete dell’appartamento, svegliando la moglie e i familiari che si sono precipitati al capezzale della piccolina. In contemporanea è partita la telefonata al 118 con l’appello urlato a gran voce di fare in fretta confidando ancora di poter salvare la piccina.

Arrivati sul posto, i sanitari dell’emergenza urgenza territoriale hanno iniziato a praticare sulla neonata le tecniche di rianimazione che, a quanto si è appreso, si sono protratte per una quarantina di minuti. Com’è comprensibile si sono vissuti attimi concitati, mentre i soccorritori cercavano in ogni modo di scongiurare il peggio e di compiere un miracolo.

Purtroppo però, nonostante i ripetuti tentativi, gli operatori sono stati costretti ad arrendersi di fronte alla sconcertante evidenza dell’inesorabile: la fine prematura e incomprensibile di una vita sbocciata da poche settimane per la gioia di mamma e papà e subito spezzata. La piccola salma è stata quindi trasferita all’obitorio dell’ospedale valdarnese di Santa Maria alla Gruccia e qui immediatamente sottoposta agli accertamenti che sono previsti per legge in casi del genere.

Fin dai primi momenti tuttavia l’ipotesi che si è fatta strada è quella della morte bianca, una patologia che provoca il decesso inaspettato di bimbi apparentemente in salute, di età compresa tra un mese a un anno. Ad oggi la prima causa di morte di bambini nati sani. Per assistere i genitori e i congiunti in un lutto così devastante e impossibile da accettare nel monoblocco ospedaliero è stato attivato il supporto di una psicologa.

Ben presto la notizia si è diffusa in città e nella frazione di Levane dove i due genitori risiedevano fino a qualche tempo fa. Tra i sentimenti prevalenti l’incredulità e l’angoscia per un evento tragico, uniti alla profonda partecipazione al dolore e alla vicinanza a una famiglia così duramente provata dal destino. Un destino ingiusto e crudele che a nessuno dovrebbe capitare in sorte