LAURA LUCENTE
Cronaca

Montanari torna al teatro Signorelli: "A Cortona ormai mi sento a casa"

L’attore e produttore dello spettacolo teatrale racconta il suo rapporto con la città e il suo pubblico. Stasera alle 21.15 va in scena "L’uomo più crudele del mondo" di Davide Sacco con Lino Guanciale.

Montanari torna al teatro Signorelli: "A Cortona ormai mi sento a casa"

Montanari torna al teatro Signorelli: "A Cortona ormai mi sento a casa"

Sarà "L’uomo più crudele del mondo" ad aprire questa sera alle 21,15 le porte della stagione di prosa del Teatro Signorelli di Cortona. Sul palcoscenico due volti amati dal grande pubblico: Lino Guanciale e Francesco Montanari. Proprio Montanari è anche co produttore dello spettacolo che in lungo e in largo per l’Italia sta ottenendo un ottimo riscontro di pubblico.

Montanari, felice di tornare a recitare da queste parti?

"Assolutamente sì, la Valdichiana ormai la conosco bene. Non vedo l’ora di riassaporare la vostra ospitalità. Conosco bene anche Cortona e ci torno sempre molto volentieri".

Nello spettacolo veste i panni di un giornalista. Che tipo di cronista impersona?

"È un giornalista che aveva una carriera piuttosto importante che per alcune traversie della vita è dovuto scendere a compromessi e lavorare per una testata di provincia. L’occasione di riscatto arriva grazie all’intervista a Paolo Veres (interpretato da Lino Guanciale) uno degli armieri più importanti d’Europa. È un’intervista febbricitante, piena di aspettative. Ma quello che l’aspetta è molto diverso da quello che si era immaginato. I ruoli ad un certo punto quasi si ribalteranno, facendo accadere di tutto. Non posso raccontare di più, ma prometto tanta suspence".

Ma c’è davvero un buono e un cattivo sul palcoscenico?

"La sfida del drammaturgo Davide Sacco, che è anche regista, è molto azzeccata. L’uomo più crudele del mondo per definizione sul palcoscenico è Lino Guanciale che interpreta un uomo che fa un lavoro sociale che induce a pensarlo, visto che produce qualcosa che genera morte. La cattiveria è quasi riduttiva. La crudeltà è qualcosa che ha ancora di più un ampio respiro. Nello spettacolo l’equilibrio è molto labile, il bene e il male si confondono, c’è un gioco di luci e ombre che è un po’ insito in tutti noi. Si destruttura le convenzioni borghesi e pregiudizievoli, si va all’essenza dell’anima umana che è sempre molto complessa".

Uno spettacolo sempre sold out. Qual è il segreto?

"C’è una grande chiamata di pubblico grazie a Lino Guanciale che ormai è una superstar oltre alla curiosità di vederci insieme sul palcoscenico. Io, insieme a Davide Sacco e Ilaria Ceci produciamo questo spettacolo, oltre a gestire il teatro di Narni. Abbiamo una poetica che ci guida e crediamo che il teatro debba essere vivo. Le persone devono portarsi a casa una reale esperienza e delle emozioni. A giudicare da quello che ci restituisce il pubblico la strada intrapresa è quella giusta".

Merito anche del feeling con Guanciale?

"Ci lega un grande affetto e stima. Ci sentiamo un po’ due fratelli artistici".

Che rapporto ha con il teatro? "L’ho incontrato nella mia vita molto giovane grazie ad un professore delle scuole medie che mi ha lanciato sul palcoscenico con Rugantino nel ruolo di Mastro Titta. Mi sono talmente tanto divertito che mi sono detto: lo voglio fare tutta la vita".

Che rapporto ha con il suo pubblico?

"Sento una responsabilità nei loro confronti. È un rapporto di fiducia. La cosa più bella che mi è stata detta in questi anni e che conservo gelosamente è che grazie al mio lavoro creo dei meravigliosi ricordi".