I rilievi
I rilievi

Arezzo, 12 ottobre 2018 - Accecato dal dolore per la morte della moglie, vittima di un incidente stradale, si sarebbe trasformato in stalker alla soglia dei settant’anni. È la storia di un vedovo aretino finito a processo per aver perseguitato i parenti dell’uomo alla guida dell’auto che ha travolto e ucciso la moglie: anni di pedinamenti sotto casa dei parenti dell’automobilista conditi da offese e minacce, telefonate e poi decine di post al veleno su Facebook in cui l’uomo se la prendeva anche contro la giustizia, a suo modo di vedere, troppo leggera nei confronti di chi gli aveva portato via la moglie. Il dramma dell’uomo, che oggi ha 72 anni e vive in città, inizia nella mattinata di sabato 31 agosto 2013.

La moglie è appena scesa dall’autobus in via Trento e Trieste, dove viveva insieme al marito. Una Jeep non si accorge chela donna sta attraversano sulle strisce pedonali e la colpisce in pieno. L’impatto è terrificante: le condizioni della donna che aveva 64 anni appaiono subito disperate, soprattutto per un grave trauma cranico. Arriva l’elisoccorso e la trasporta a Careggi ma le cure sono vane: muore la mattina del 1° settembre 2013.

Una tragedia che il marito non riesce ad accettare trasformandosi, secondo l’accusa sostenuta dal pubblico ministero Bernardo Albergotti, in uno stalker nei confronti della figlia, del genero e del nipote dell’investitore che per l’incidente ha patteggiato, visto che all’epoca non c’era ancora il erato di omicidio stradale.

Sono decine gli episodi dal 2013 al 2015 riportati negli atti del processo con giudice Ada Grignani: attese sotto casa condite da minacce e offese, telefonate, messaggi dello stesso tenore su Facebook. Sono stati sentiti i testimoni dell’accusa e della parte civile, il processo è rinviato al 12 dicembre per il verdetto.