Ionela e Vasile
Ionela e Vasile

Arezzo, 17 ottobre 2015 - «Mio fratello non ha ucciso: lo hanno aggredito gli albanesi ma quando è scappato non c’erano morti per terra». Contrattacca in Assise Ionela Izvoranu, chiamata a deporre a difesa del fratello, il romeno Vasile Izvoranu in carcere dal settembre 2014 con l’accusa di omicidio. E ieri il processo ha vissuto una delle sue giornate più toste: Ionela è già condannata a sei anni per il ferimento di Emiliano Bello, uno degli albanesi che aveva partecipato a quella notte maledetta.

La ragazza spiega che si trovava nella discoteca insieme al fratello quando i due sarebbero stati aggrediti, senza motivo apparente, da un gruppo di albanesi. Racconta anche che in passato c’erano stati tensioni con questi personaggi. Lionela conferma di aver sferrato lei una coltellata a Bello ma solo per difendere un connazionale tempestato di pugni e di calci.

La giovane ha testimoniato ancora di aver visto il fratello Vasile circondato dagli avversari, ma in grado di sfuggire all’agguato. E quando il ragazzo riuscì a divincolarsi e a correre all’esterno non c’erano morti. Ionela dice anche di non aver mai visto Piro Mocka, la vittima, né vivo né morto. Aggiunge che erano gli albanesi ad avere i coltelli. Conclude ricordando che il fratello se ne andò con la sua auto, mentre lei fu portata via dal compagno.

Ma Piro stramazzò al suolo colpito da una coltellata al torace. Mocka fu condotto in auto al pronto soccorso, in condizioni disperate. Morì nel giro di pochi minuti. I fratelli Izvoranu, nel frattempo, avevano fatto perdere le loro tracce. Ionela fu trovata dai carabinieri dentro l’appartamento di alcuni amici, lui si consegnò poco dopo ai carabinieri. Vasile ha scelto di andare in corte d’assise, Livia ha puntato invece sul rito abbreviato.