Arezzo, 14 aprile 2018 - Migliaia in duomo, cattedrale stracolma e tante persone restano fuori: mai vista una cosa del genere, nemmeno per la Madonna del Conforto. E' il segno di quanto la morte di Francesco Renzetti, il ragazzo di 17 anni vittima di un incidente in via Giotto giovedì sera, abbia colpito la città. Non mancava nessuno in cattedrale: c'erano le squadre giovanili dove Francesco ha giocato, Santa Firmina e Olmoponte; c'erano i ragazzi del liceo scientifico e non soltanto quelli della sua classe, la 4' S. C'erano i tantissimi amici della famiglia che si sono stretti intorno a babbo Walter e alla moglie, come al nonno Giuseppe e allo zio Giacomo. Un tributo corale di affetto e di vicinanza che non potrà lenire il dolore ma sarà comunque un aiuto ad andare avanti.

Il sacerdote ha ricordato nell'omelia Francesco, "eri un puro, un giovane entusiasta che si apprestava ad andare incontro all'avventura della vita. Non ci sono parole per spiegare, per capire, ma so che il tuo esempio sarà per tutti uno sprone ad andare avanti, prega per noi Francesco". 

Francesco Renzetti

"in classe non è più come prima, non sentiamo il rumore della finestra che aprivi di continuo nonostante le proteste di di chi aveva freddo. Non ti vediamo più con la testa appoggiata sul banco, ci mancano i tuoi sorrisi, i tuoi scherzi giocosi ma sempre nel rispetto. Il tuo ricordo lo porteremo per sempe con noi": queste le parole di un compagno di classe e sullo stesso tenore le altre di una compagna: "Non ti ho mai visto arrabbiarti con uno di noi". E lo stesso il professore: "Ti vedevo guardare sempre dalla finestra, ci sono gli alberi a oscurare la vista ma tu forse guardavi oltre, guardavi al cielo e agli orizzonti che la vita ti avrebbe aperto. Ciao Francesco".

LA VIGILIA. Anche ieri, nella camera ardente, era stato un abbraccio. Un abbraccio che da una parte all’altra della chiesa della Misericordia ha «coccolato» Francesco dal suo arrivo fino a quando la chiesa non chiude. Francesco Renzetti è morto a 17 anni, in moto, e intorno c’è una città sconvolta. Colpita al cuore, come raramente era successo di vedere in passato anche per tragedie simili.

Un mazzo di fiori posato lungo via Giotto, all’ombra di quei pini che hanno fatto ombrello alla sua fine. Lì dove la polizia municipale ha ricostruito la dinamica: pochissimi i dubbi. Lui che con la sua moto da cross 125 viaggia verso lo Stadio, l’auto che nella direzione opposta gira a sinistra per entrare nella parallela sotto i palazzi: l’impatto, la caduta, la morte.

Lo strazio dei compagni di squadra dell’Olmoponte e del santa Firmina. Giovani, ragazzi: sono gli stessi che ieri lo hanno aspettato a lungo fuori della Misericordia. Arrivano a gruppi , molto prima che il carro funebre attraversi via Garibaldi. Da una parte gli adulti, la famiglia, tanti avvocati vicini ai colleghi (il babbo Walter, il nonno Giuseppe,lo zio Giacomo). Poi i ragazzi.

Da una parte con il casco, di là con gli zainetti o le borse da calcio: i compagni di classe in prima fila, ad un’età in cui sembrano somigliarsi tutti e hai l’impressione che tanti Francesco siano lì intorno a lui. Finché le porte non si aprono. Lo portano non nella camera mortuaria ma al centro della chiesa: tutti intorno, un abbraccio impressionante. C’è chi non ha il coraggio di guardarne il volto: i genitori sì, l’ultimo buffetto, come quando era piccolo, come quando era vivo. Il silenzio ti impressiona, mai riusciresti a vedere centinaia di ragazzi insieme con un silenzio del genere.

E ci sono ragazzi e professori anche di altre scuole: a cominciare dall’Itis, dove insegna la mamma. Un addio infinito. Intanto il suo casco e il suo motorino sono sequestrati, così come l’auto dell’impatto fatale: e nei confronti del guidatore, un cinquantenne, si procede per omicidio colposo. Tra i ragazzi di sicuro anche il ragazzo che ha dato l’allarme: un suo amico lo seguiva in motorino, si è ritrovato spettatore della tragedia.

L'incidente di Arezzo e, nel riquadro, Francesco Renzetti

Tragedia che riapre di scatto l’allarme moto. La dinamica è parente stretta dei due incidenti terribili di San Zeno: la moto che viaggia sulla sua carreggiata, l’auto davanti che svolta a sinistra, lo schianto. Laggiù, su una delle vie più pericolose qui intorno, come in via Giotto. Manovre a volte proibite, in caso di doppia striscia al centro della strada.

Tanto più spesso consentite ma che passano da un’attenzione estrema, sia da una parte che dall’altra. Resta il fatto: un copione che si rinnova nel tempo, implacabile. E che fai fatica a conciliare con la parola fatalità. Specie davanti ad un ragazzo di 17 anni che non c’è più: e al dolore di chi lo abbraccia per l’ultima volta.