Catia Dell'Omarino
Catia Dell'Omarino

Arezzo, 14 luglio 2016 - Non c'è traccia ancora dell’assassino di Katia Dell’Omarino, ma qualche traccia cominciano a fornirla gli esami medico-legali: ieri il dottor Marco Di Paolo, cui il Pm Julia Maggiore ha conferito l'incarico dell'autopsia, ha effettuato la Tac che ha escluso la presenza di proiettili e di fori di uscita di un colpo d'arma da fuoco. Pare piuttosto un delitto d'impeto in cui è stato usato per uccidere un corpo contundente non ancora identificato. Di Paolo tornerà domani per l'autopsia vera e propria, in compagnia di una genetista cui spetterà di individuare eventuali tracce di Dna dell'assassino, sempre che ne abbia lasciate ovviamente.

Il giorno dopo il delitto del Ponte del Diavolo Sansepolcro si era svegliata con un potenziale indiziato ma era una falsa pista, anche se il personaggio in questione è stato sentito dai carabinieri come testimone.

L’indagine sul delitto parte da due dati certi: alle 9 di sera esce di casa, a un chilometro da dove è stato ritrovato il cadavere, e alle 9 di mattina Katia viene ritrovata. In mezzo qualche avvistamento. A Lama molti raccontano di averla notata intorno a mezzanotte. Di notte una telefonata del fratello, messo in allarme dalla madre. E’ successo alle 3 e mezzo, il cellulare di lei era già irraggiungibile.

La finestra del delitto, dunque, dovrebbe stare nelle quattro ore dopo la mezzanotte. Nei tre bar che la donna frequentava di solito quella sera non si sarebbe vista. Il medico legale della prima ispezione  non ha escluso un colpo di pistola, ma i carabinieri sono convinti si tratti di una ferita da corpo contundente. Quale? Un martello, una pietra, non una punta di trapano.

LA VICENDA. Due colpi sferrati con violenza in testa, uno alla fronte e uno dietro un orecchio, con un martello o un oggetto trovato lungo il torrente. Così è stata uccisa, la notte scorsa, Katia dell'Omarino, 40 anni, di Sansepolcro, a meno di un chilometro dalla sua abitazione, nel quartiere Riello del paese della Valtiberina. Il corpo è stato trovato sul greto del torrente Afra: l'assassino, dopo averla colpita, l'avrebbe spinta lungo la leggera scarpata, dove sono state trovate numerose tracce di sangue, vicino al ponte di San Francesco, che la gente conosce però come 'ponte del diavolò.

A vedere il corpo, intorno alle 9, alcune persone che passavano sulla strada e hanno dato l'allarme Sul posto i carabinieri, il 118 e i vigili del fuoco per il recupero. I militari hanno notato che la donna aveva la testa fracassata e il volto insanguinato. E la prima ricognizione del medico legale ha permesso di accertare che non si trattava di una caduta accidentale o di un suicidio.

Katia era molto conosciuta a Sansepolcro, anche alle forze dell'ordine. Non era sposata e viveva con la madre. Solo  l'autopsia potrà fissare l'ora del decesso, l'autopsia disposta dal pm di turno, Julia Maggiore. Alcuni testimoni avrebbero detto di aver visto la donna, ancora viva, ieri sera tra le 22.00 e le 24.00. Poco prima era stata notata nella zona anche da una pattuglia di carabinieri in servizio.

Quest'ultimo, dopo averla uccisa, ha portato via l'arma del delitto e anche il cellulare di Katia. I carabinieri del nucleo operativo di Arezzo, coordinati dal pm, e supportati dai Ris di Firenze che hanno effettuato tutti i rilievi, stanno cercando di ricostruire le ultime ore di vita della donna e le sue frequentazioni. Nel marzo scorso era stata indagata per alcuni furti. Intanto i militari acquisiranno tutte le immagini delle telecamere che si trovano nella zona: potrebbero aver ripreso qualche auto che lasciava il luogo o qualcuno che a piedi si allontanava dal 'ponte del diavolò.

Chi ha visto? Con chi si è incontrata? Perchè ha accettato l’appuntamento con il suo assassino?  E come è stata ammazzata? Il medico che effettua la prima ispezione cadaverica non se la sente di escludere un colpo d’arma da fuoco, anche se gli inquirenti danno poco credito a questa ipotesi.

Si pensa piuttosto a un corpo contundente. Un martello o qualcosa trovato lungo il torrente Afra. I carabinieri trovano l’auto della donna a qualche centinaio di metri, in zona Le Piscine,  quasi contemporaneamente al fratello, messo in allarme dalla madre di Katia che l’ha aspettata tutta la notte.

L’ultima volta la Citroen rossa era stata vista con lei alla guida la sera prima, a Lama, già in Umbria. Erano le 22. Cosa è successo dopo? Pare di capire che la donna, molto discussa a Sansepolcro per le sue abitudini e anche per qualche precedente di furto, si sia lasciata convincere a parcheggiare alle Piscine e poi a salire nell’auto di chi poi l’ha uccisa.

E’ stato un incontro occasionale, magari dettato da motivi passionali, che poi è degenerato in lite e in omicidio d’impeto? Possibile che Katia fosse finita ai margini di qualche giro della microcriminalità locale che le è costato la vita? Tutto è possibile, dice uno degli investigatori più esperti, ma la pista per il momento pare alquanto forzata.