di Salvatore Mannino Dall’alba livida del 3 agosto 2011 in cui Martina Rossi volò giù dal balcone della stanza 603 di un grande albergo di Palma di Maiorca, sulla storia della studentessa genovese, morta forse per sfuggire a un tentativo di violenza sessuale (la tesi della famiglia, del procuratore Roberto Rossi e della sentenza di primo grado) o forse per motivi che non saranno mai chiariti (lo scenario della difesa e del verdetto d’appello), sono stati scritti romanzi di inchiostro. Quelli dei giornali e delle Tv che hanno seguito appassionatamente questo caso destinato, da sempre, a scuotere l’Italia, e quelli delle carte giudiziarie: l’inchiesta spagnola che aveva archiviato...

di Salvatore Mannino

Dall’alba livida del 3 agosto 2011 in cui Martina Rossi volò giù dal balcone della stanza 603 di un grande albergo di Palma di Maiorca, sulla storia della studentessa genovese, morta forse per sfuggire a un tentativo di violenza sessuale (la tesi della famiglia, del procuratore Roberto Rossi e della sentenza di primo grado) o forse per motivi che non saranno mai chiariti (lo scenario della difesa e del verdetto d’appello), sono stati scritti romanzi di inchiostro. Quelli dei giornali e delle Tv che hanno seguito appassionatamente questo caso destinato, da sempre, a scuotere l’Italia, e quelli delle carte giudiziarie: l’inchiesta spagnola che aveva archiviato tutto in pochi giorni come suicidio, la prima inchiesta italiana a Genova, col Pm Biagio Mazzeo, la seconda indagine, quella definitiva, di Rossi, i processi. Teoricamente, dunque, oggi (più probabilmente stasera, magari a notte fonda) la cassazione potrebbe mettere la parola fine, affermando quella che sarebbe almeno una verità giudiziaria, giusta o sbagliata, condivisa o meno. Ma non è affatto detto, è possibile anzi che la suprema corte, terza sezione penale, dia il via a un altro giro di roulette, di processi, di polemiche. Al termine dei quali potrebbe starci che la chiusura la dia quell’istituto chiamato prescrizione, la cui progressione è inarrestabile e scade il 20 agosto. Dopo di allora non ci sono più assolti o condannati, solo reati estinti per il troppo tempo trascorso.

La Nazione ha anticipato ieri, in esclusiva, il contenuto della requisitoria che oggi pronuncerà il Pg di cassazione Angelo Domenico Seccia: annullate le assoluzioni dei due ragazzi di Castiglion Fibocchi, Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, accusati di aver innescato il tragico volo con il loro tentativo di stupro, e rimandateli in appello per un nuovo processo. Che, viene da chiosare, avrebbe lo sbocco quasi inevitabile di una condanna. Solo in un caso, dunque, il giallo delle Baleari è destinato a finire qui: se i giudici, disattentendendo il Pg, confermassero l’assoluzione. In tutte le altre ipotesi ci sono altri processi da rifare. Prima in secondo grado e poi, eventualmente, al Palazzaccio. Se ci sarà tempo prima del 20 agosto.

Il quadro del sostituto procuratore generale Seccia è chiaro: la corte d’appello ha letto gli indizi in maniera frammentaria, senza collegarli in un mosaico unitario. La cameriera Francisca Puga, unica testimone oculare, è inattendibile e non vide quello che dice di aver visto. Cioè che Martina precipitò al centro del terrazzo e non di lato, come sostiene invece l’accusa, scenario quest’ultimo compatibile con la fuga a scavalcare il balcone per scappare dallo stupro.

Gli elementi chiave del processo diventano dunque due, quelli sui quali daranno battaglia gli avvocati difensori Tiberio Baroni e Carlo Buricchi (che sostituisce il figlio Stefano non ancora cassazionista): la sbeccatura lasciata sul terrazzo dalla caduta (centrale o verso la stanza accanto) e la posizione della Puga: era nella caffetteria dell’hotel e quindi poteva vedere o era nel caffè-birreria più dietro e racconta più di quanto può aver visto? Per i genitori di Martina, Bruno Rossi e Franca Murialdo, è un’altra tappa della loro odissea a caccia di giustizia, i due ragazzi oggi non ci saranno: aspettano a casa che la terza sezione decida del loro destino: finalmente liberi da questo macigno, quasi dieci anni dopo, o ancora più impicciati che mai?