Martina Rossi

Arezzo, 9 novembre 2018 - Hanno una carta in più per difendersi dalle accuse che potrebbero portarli ad una condanna per omicidio in conseguenza di altro reato. Anche se la vicenda è ancora intricatissima e legata ad un groviglio di fili.

Stamani nuova tappa del processo sulla morte di Martina Rossi, la studentessa precipitata dall'albergo alle Baleari durante una gita scolastica. Sono stati sentiti i consulenti di parte di Alessandro Albertoni, il giovane di Castiglion Fibocchi imputato insieme a Luca Vanneschi.

A testimoniare sono stati Luca Begliomini e Carlo Nencioli, che è anche il responsabile dell'agenzia investigativa Falco. Al centro le famose intercettazioni raccolte nella questura di Genova: Albertoni e Vanneschi erano stati sentiti dalla Procura, nella pausa tra una deposizione e l'altra parlavano tra loro.

Uno dei passaggi critici era legato al tentativo di violenza sessuale subita da Martina. In primis le frasi che si scambiano (intercettati) in una stanzetta della procura genovese mentre aspettano di essere sentiti, il 6 febbbraio 2012, sei mesi dopo la tragedia. «Non hanno trovato tracce di violenza» - dice Albertoni a Vanneschi in una pausa di una giornata interminabile. «Sessuale?», replica Luca. Ed era una fase nella quale ancora nessuno aveva ipotizzato il tentativo di stupro. 

Bene, secondo i periti ascoltati oggi in uno dei passaggi della conversazione Albertoni preciserebbe di "averlo sbirciato" dagli atti a disposizione della Procura durante l'interrogatorio. Quindi questo potrebbe spiegare come facesse a sapere un particolare fondamentale come il tentativo di stupro che al momento nessuno aveva profilato ufficialmente e del quale i due avrebbero dovuto essere all'oscuro.

E così quella giornata resta centrale nella ricostruzione della tragedia. Dodici ore filate, durante le quali, il 7 febbraio 2012, Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, i due ragazzi di Castiglion Fibocchi accusati di aver provocato la morte di Martina che cercava di sfuggire a un loro tentativo di stupro, vengono sentiti a più ripresa dalla polizia negli uffici della procura di Genova, su delega del Pm Biagio Mazzeo che all’epoca conduceva le indagini.

Un altro passaggio vede le difese in azione. E' la testimonianza di Aldon D'Arco, psichiata chiamato in causa dalla difesa di Alessandro Albertoni. Secondo l'esperto di parte si sarebbe davvero trattato di un suicidio. Motivo? La giovane avrebbe sofferto di un disturbo della personalità, che in base alal ricostruzione fatta si sarebbe addirittura aggravato proprio durante la famosa e tragica gita, fino a spingerla a gettarsi dalla finestra. Ipotesi naturalmente contestata su tutta la linea dalla Procura.