L’ombra del caporalato nell’Aretino. Il rapporto della Cgil sul lavoro agricolo

Il Rapporto Agromafie e caporalato evidenzia una situazione di lavoro irregolare in Italia, con una concentrazione maggiore nelle zone sud. In Toscana, le aree di sofferenza sono 27, tra cui Arezzo, Firenze, Livorno, Grosseto e Siena. Una rete di caporalato collega le province coinvolte.

L’ultimo Rapporto Agromafie e caporalato, curato dall’Osservatorio Placido RizzottoFlai Cgil fornisce un quadro che riguardo il lavoro agricolo in Italia parla di un 36,6% di irregolarità nel settore agricolo. Un quadro generale da cui non si discosta quello toscano. Le ultime inchieste, dal 2022 ad oggi, parlano infatti di un lavoro nel quale la manodopera, spesso straniera, impiegata prevalentemente nella raccolta, alimenta una sacca di lavoro irregolare che va dallo sfruttamento al para-schiavismo vero e proprio. Ad essere coinvolte nelle inchieste del 2023 sono anche Valdichiana e Valdarno, a cavallo tra le province di Arezzo e Firenze. In Toscana le aree di sofferenza mappate sono 27, concentrandosi più nella zona sud. In provincia di Arezzo, San Giovanni Valdarno, Valtiberina (Sansepolcro, Badia Tadalda), Valdarno, Casentino (Poppi, Pratovecchio, Ortignano). Il rapporto ha evidenziato una estrema mobilità del fenomeno tra diverse zone, una sorta di rete del caporalato che mette in connessione tra loro varie province coinvolte (Livorno, Grosseto, Siena, Arezzo, Firenze). Spesso i lavoratori vengono reclutati illegalmente in una provincia e poi spostati in un’altra, sulla base delle esigenze e della stagionalità dell’attività lavorativa.