FEDERICO D’ASCOLI
Cronaca

L’evento pro Palestina. Il preside-attivista:: "Si rischia un genocidio per questo manifestiamo"

Cristiano Rossi è tra gli organizzatori del presidio di sabato pomeriggio in piazza Zucchi: "Hamas va condannato ma è il popolo di Gaza a subire da decenni una serie di soprusi da chi occupa la loro terra".

L’evento pro Palestina. Il preside-attivista:: "Si rischia un genocidio per questo manifestiamo"

L’evento pro Palestina. Il preside-attivista:: "Si rischia un genocidio per questo manifestiamo"

Lo avevamo lasciato qualche settimana fa alla Pieve di Romena dove, alla guida degli insegnanti dell’istituto Rita Levi Montalcini di Lucignano, aveva lanciato due giorni di ritiro per creare lo spirito di squadra alla vigilia della campanella. Un’iniziativa che aveva richiamato l’attenzione delle testate nazionali.

Cristiano Rossi, preside, musicista con la kefiah e attivista di sinistra candidato alle ultime elezioni per la Camera dei deputati con la lista di Luigi de Magistris, è tra gli organizzatori del presidio pro Palestina in programma sabato pomeriggio in piazza Zucchi. Una quindicina di anni fa si era battuto in consiglio comunale perché ci fossero aree riservate alle sepolture islamiche (con il volto orientato verso La Mecca) nei cimiteri cittadini di San Leo e Rigutino.

Rossi, si rende conto che la vostra iniziativa pro Palestina si può leggere come una difesa delle atrocità che Hamas ha compiuto negli ultimi giorni, dando il via a un conflitto sanguinoso?

"È importante distinguere i popoli dalle fazioni criminali che compiono intollerabili atti terroristici. Dire che la Palestina è solo Hamas è come dire che gli italiani sono tutti mafiosi".

La questione è complicata da 75 anni di tentativi inutili di trovare una strada per la pace...

"La soluzione giusta è quella del 1993, dei due popoli in due Stati, che purtroppo si è interrotta dopo poco tempo con l’omicidio di Yitzhak Rabin. Quello fra Israele e Palestina è un conflitto che va avanti da 75 anni, esattamente dalla nascita dello stato ebraico e ancora non è stata trovata una soluzione al paradosso di un popolo vittima dell’Olocausto a cui è stata concessa una terra a scapito di chi l’abitava da secoli".

Gli atti criminali di questi giorni sono da condannare, senza se e senza ma. Non è d’accordo?

"Lo sono. Così come sono convinto che la reazione a un atto terroristico, per quanto orribile, non può essere l’azione militare che ha messo in campo Israele. Assediare Gaza, un fazzoletto di terra in cui vivono reclusi da decenni due milioni di palestinesi, togliendo loro cibo, acqua e medicine è qualcosa di inumano. Uno Stato dovrebbe reagire con razionalità, se cerca solo la vendetta si mette al pari delle organizzazioni estremistiche. Ma la volontà di Netanyahu è chiaramente quella di radere definitivamente al suolo la Striscia di Gaza".

Le responsabilità sono solo degli israeliani?

"Se Netanyahu non verrà fermato commetterà un crimine molto più grande di quello subìto dai suoi cittadini: sarà ricordato come il più grande genocidio della storia. Le maggiori responsabilità del perdurare di questa guerra infinita è da attribuire alla comunità internazionale, che non ha mai avuto i coraggio di riconoscere ai palestinesi il diritto ad avere una terra continuamente occupata ed espropriata. Per trovare la pace occorre comprendere e accogliere le ragioni di questo conflitto, superando il concetto di odio e vendetta".

Quelli visti finora sono atti di pura criminalità, commessi contro bambini e adulti inermi di fronte alla ferocia palestinese.

"Condanno tutti gli attacchi contro i civili. Che siano di Hamas o del governo israeliano: esiste però un aggressore che è Israele e un aggredito che è il popolo palestinese. Esiste uno Stato che pratica l’apartheid, che occupa territori altrui, che vìola il diritto internazionale sistematicamente. Ed esiste un popolo che resiste e lotta per veder riconosciuti i suoi diritti".