Giuseppe Bistoni di Lascaux
Giuseppe Bistoni di Lascaux

Arezzo 15 novembre 2019 - “Firmeremo il manifesto per il clima”. Lascaux, società di consulenza informatica, ospita una tappa del “Roadshow” di Symbola venerdì 15 Novembre dalle 17,30 alla Casa dell’Energia di Arezzo a imprenditori e istituzioni per parlare di green economy e di economia ecosostenibile. Interverranno Domenico Sturabotti direttore dea Fondazione Symbola, l’assessore Stefania Saccardi della Regione Toscana, Cristina Squarcialupi di Chimet, Fabrizio Bernini do Zcs e Ugo Biggeri di Etica Sgr oltre a Giuseppe Bistoni di Lascaux e Virginia Masoni di Confindustria Toscana Sud.  La cosiddetta “green economy” è stata in questi anni una risposta alla crisi facendo alleare l’economia all’uso efficiente di energia, all’innovazione, all’alta tecnologia, investendo e producendo lavoro. Il decimo rapporto della Fondazione Symbola e di Unioncamere, con il patrocinio del Ministero dell’ambiente, rivela che sono oltre 432 mila le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2015-2018, o prevedono di farlo entro la fine del 2019 per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di Co2, un’azienda italiana su tre e con 29.467 imprese green la Toscana è al sesto posto in Italia nella graduatoria regionale. E solo nel 2019 quasi 300 mila aziende hanno investito, o intendono farlo entro dicembre, sulla sostenibilità e l’efficienza.

“Il rapporto GreenItaly, arrivato alla decima edizione, registra, attraverso un’analisi dei diversi indicatori di sostenibilità ambientale, un cambiamento nella cultura delle aziende. Fotografa una realtà per certi versi inattesa – afferma il direttore della Fondazione Symbola Domenico Sturabotti - in cui il nostro paese guadagna le prime posizioni in Europa in molti ambiti, in particolare sul fronte del riciclo dei rifiuti e del riutilizzo delle materie. Con 29.467 imprese green la Toscana è al sesto posto in Italia nella graduatoria regionale per numero assoluto di aziende che hanno investito, o investiranno entro l’anno, in tecnologie green. Il rapporto mette, inoltre, in relazione diretta gli indicatori di ecoefficienza delle imprese con la loro competitività. Al crescere degli investimenti green, aumentano anche il fatturato e gli occupati. Un dato interessante riguarda l’economia circolare, in cui l’Italia ha una posizione di assoluta leadership in Europa: pur essendo il secondo paese manifatturiero dell’Unione, ha il più basso consumo pro capite di materia. E’ il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti: il 79%, contro il 38% della media Ue, il 55% della Francia e il 43% della Germania”.

“C’è una nuova materia prima, davvero rinnovabile, riciclabile e alte performance che oggi è il motore di ogni attività produttiva che possiamo immaginare. È il software. Oggi Lascaux celebra 15 anni di eccellenza nell’ingegneria informatica che le ha permesso di essere al fianco di importanti imprese e istituzioni italiane che hanno affrontato con successo i cambiamenti tecnologici e la trasformazione digitale. È riduttivo e pericoloso pensare all’informatica come semplice acceleratore del business, strumento per incrementare le prestazioni o la velocità di produzione alimentando solo una domanda di sostituzione e distrazione, che mal si concilia con la necessità di un rilancio economico.” Giuseppe Bistoni, fondatore di Lascaux invita a riflettere sul ruolo della tecnologia: “È necessario oggi indirizzare l’innovazione tecnologica verso il benessere delle persone nel rispetto del pianeta. Abbiamo la responsabilità di utilizzare eticamente le nuove tecnologie per migliorare la competitività lavorando in maniera sostenibile, trasparente e promuovendo i comportamenti virtuosi della comunità”.

Con 29.467 imprese green la Toscana è al sesto posto in Italia nella graduatoria regionale per numero assoluto di aziende che hanno investito, o investiranno entro l’anno, in tecnologie green. Passando dal livello regionale a quello provinciale, è Firenze con le sue 8.068 imprese green la provincia più virtuosa della Toscana per eco-investimenti. La buona performance della provincia di Firenze è confermata anche su scala nazionale, si colloca infatti all’undicesimo posto in Italia nella graduatoria per numero di imprese che investono green. Ma i primati della regione non si fermano qui: con 26.661 nuovi contratti stipulati a green jobs, il 5,1% del totale nazionale, la Toscana è settima nella graduatoria regionale per numero di contratti programmati entro l’anno. Un analogo risultato è vantato anche da Firenze che con le sue 9.643 contratti è tra le prime venti province italiane. Le aziende di questa GreenItaly hanno un dinamismo sui mercati esteri nettamente superiore al resto del sistema produttivo italiano: con specifico riferimento alle imprese manifatturiere (5–499 addetti), il 51% delle eco-investitrici ha segnalato un aumento dell’export nel 2018, contro il più ridotto 38% di quelle che non hanno investito. Queste imprese innovano più delle altre: il 79% ha sviluppato attività di innovazione, contro il 61% delle non investitrici. Innovazione che guarda anche a Impresa 4.0: mentre tra le imprese eco-investitrici il 36% ha già adottato o sta portando avanti progetti per attivare misure legate al programma Impresa 4.0, quelle non investitrici sono al 18%.

Nel 2018 il numero dei lavoratori green in Italia ha superato la soglia dei 3 milioni: il 13,4% del totale dell’occupazione complessiva (nel 2017 era il 13,0%). L’occupazione green nel 2018 è cresciuta rispetto al 2017 di oltre 100 mila unità, con un incremento del +3,4% rispetto al +0,5% delle altre figure professionali. La green economy è anche una questione anagrafica. Una importante spinta al nostro sistema manifatturiero verso la sostenibilità ambientale, infatti, è impressa dai giovani imprenditori: tra le imprese guidate da under 35, il 47% ha fatto eco-investimenti, contro il 23 delle over 35. Green economy significa anche cura sociale: il 56% delle imprese green sono imprese coesive, che investono cioè nel benessere economico e sociale dei propri lavoratori e della comunità di appartenenza relazionandosi con gli attori del territorio; tra le imprese che non fanno investimenti green, invece, le coesive sono il 48%.