Clara Vannini all'arrivo in tribunale
Clara Vannini all'arrivo in tribunale

Terranuova (Arezzo), 29 settembre 2017 - Clara Vannini, la moglie assassina di Terranuova, resta in carcere. Lo ha deciso, con ordinanza letta alle 14,30, il Gip Piergiorgio Ponticelli, rigettando l'istanza di ricovero in una casa di cura della difesa. Allo stato attuale, ritiene il giudice, non esistono elementi per dire che la donna fosse incapace di intendere e di volere al momento del delitto.

E' arrivata da Sollicciano con il cellulare. Di prima mattina, fermata davanti al tribunale intorno alle 9.30. Lo sguardo spaurito, un foglio a coprire parzialmente il volto, i capelli fatalmente in disordine. Clara Vannini, la donna che ha ucciso il marito a Terranuova, ha affrontato l'interrogatorio di convalida dal Gip.

Non si è avvalsa della facoltà di non rispondere però ha fornito pochissimi particolari. Motivo? Non ricorda nulla, ha detto al Gip. Un vuoto, un'amnesia quasi totale dal momento del fatto (delitto compreso) fino a quando si è risvegliata in ospedale. "Ricordo solo il tremolio alle mani e l'imnmagine del sangue". Contro il tremolio ha assunto delle medicine: ma si è trattato di un vero e proprio tentativo di suicidio, avendo preso anche farmaci del tutto diversi, quelli che sostanzialmente ha trovato in casa.

L'avvocato difensore aveva chiesto la misura alternativa del ricovero in un centro specializzato. Il Gip ha convalidato l'arresto mentre ha dato risposta negativa sull'istanza del ricovero in un centro specializzato.

Il quadro comunque è già abbastanza chiaro. Dopo l'autopsia condotta alla Gruccia sul corpo di Enzo Canacci, ucciso lunedì sera dalla moglie. "Enzino", come lo chiamano tutti a Terranuova,è stato ucciso con il mattarello: confermato così che il colpo fatale sia stato assestato proprio con il classico strumento da cucina. E l'esame ha posizionato il delitto intorno alle 17: come dire poco dopo il bisticcio in piazza. Da allora la moglie è rimasta in casa con il marito morto per quasi sei ore, essendo arrivata la figlia solo alle 22.30. L'esame disposto dal Pm Angela Masiello è stato eseguito dagli esperti di medicina legale di Siena. I risultati sono naturalmente per ora solo provvisori in attesa dell'esito ufficiale. 

La moglie è stata portata nel carcere di Sollicciano: lei, Clara Vannini, 58 anni, collega del marito sul lavoro, che per l'appunto ha ucciso il marito con un mattarello, dopo averlo colpito ripetutamente con un mestolo e prima di provare forse a finirlo (ma era già morto) con un foulard. Per oggi è stata fissata anche l'udienza di convalida davanti al Gip e vedremo se la donna confermerà quello che ha fatto o si avvarrà della facoltà di non rispondere.

Gli ha fracassato la testa con uno di quegli oggetti che un tempo erano la base di una cucina e oggi sono "pensionati" dagli elettrodomestici. E poi, dopo l'allame dato dalla figlia, ha aspettato i carabinieri sul divano di casa. Dopo aver tentato il suicidio, con una serie di pasticche e sonniferi: e per questo è stata portata in ospedale, dove l'hanno salvata.

E' la tragica vicenda di Terranuova: un omicidio scoperto dalla figlia, appena rientrata in casa dopo una serata trascorsa con ill fidanzato e gli amici alla Festa dell Perdono, la più famosa del Valdarno.

La vittima aveva 62 anni, viveva con la moglie e la figlia in via delle Case, alla periferia della città, quasi di fronte all'Abb: si chiamava Enzo Canacci, un personaggio amato in città, impiegato dell'Arca Enel (l'associazione ricreativa dell'ente elettrico) in pensione, per anni presidente dell'Avis, la chiave del volontriato e di tanti eventi che hanno nel tempo scosso e animato la vita di uno dei centri cresciuti più rapidamente in tutta la provincia. Associazione della quale era dipendente, sia pur con altre funzioni e altra sede, anche  Clara Vannini, compagna per una vita e poi l'assassina nella giornata da incubo vissuta da Terranuova.

Alle 22.35 l'allarme della figlia, "Mio padre è in terra con la testa fracassata" ha gridato al telefono. I sanitari sono accorsi dandole intanto indicazioni per eventuali tentativi di rianimazione. Ma in quel momento il padre era già morto e da quasi sei ore, almeno sul filo di quanto è emerso finora sull'esito dell'autopsia.

I carabinieri e i soccorritori si sono affacciati sul luogo del delitto, tra il bagno e il corridoio, lui già morto. Sul divano la donna, che poi, prima di essere portata in ospedale ha anche confessato il delitto. Ma è una confessione che non ha valore giuridico: è stata resa senza la presenza di un avvocato difensore ed eventualmente dovrà essere ripetuta nelle forme di legge quando la donna avrà recuperato un barlume di lucidità. Anche perchè il colpo fatale con il mattarello è stato preceduto da altri colpi sia pur non mortali e seguito, secondo la ricostruzione prevalente, dal foulard stretto intorno al collo, come in un estremo tentativo di portare fino in fondo il delitto. Ma la morte era già avvenuta per il colpo di mattarello.

Già nel pomeriggio ci sarebbe stata una lite tra l'uomo e la donna, forse il preavviso di quello che stava per succedere. Certo il segno di una situazione di tensione che evidentemente serpeggiava ormai da tempo. Una lite iniziata in piazza secondo alcuni testimoni e proseguita poi tra le quatto pareti familiari. Le testimonianze indicano che nel pomeriggio la coppia sarebbe stata vista allontanarsi dalla piazza già discutendo, elemento che però al momento non è confermato dai carabinieri.

Infine la scintilla fatale, ancora sconosciuta e sulla quale i carabinieri stanno ricostruendo l'intero episodio. L'uomo era ormai da qualche anno gravemente malato, colpito da un ictus, in difficoltà a muoversi, appeso al suo bastone, in balìa di una malattia irreversibile.  

Si è nascosta lì la radice del delitto, nell'esasperazione e nell'angoscia che ti crescono dentro mentre ti dedichi ad assistere allo stremo l'uomo della tua vita fino a che esplodi? E' l'ipotesi che si fa ancora campo sull'amara notte di Terranuova: nel buio, alla periferia di una città in festa, all'ora del grido d'allarme ancora migliaia di persone in centro, nella quattro giorni almeno trecentomila. All'oscuro di quello che intanto stava covando in una famiglia, una famiglia come tante altre, alle prese con la tentazione irresistibile e maledetta del delitto.

La donna è stata prima ricoverata nell'ospedale della Gruccia e poi trasferita nel carcere di Sollicciano. La misura cautelare dell’arresto è per omicidio volontario d’impeto, aggravato dal rapporto matrimoniale (il reato contestato dal Pm Angela Masiello) ma che dovrà essere ripetuta dinanzi a un avvocato (quello attuale è Roberta Blasi, legale d’ufficio) perchè diventi una prova da far valere dinanzi a un giudice.

E tuttavia, anche se la signora dovesse avvalersi davanti al Gip, nell’udienza di convalida che si svolgerà entro venerdì, della facoltà di non rispondere, gli indizi sono tali da non lasciarle possibilità d’uscita. In casa c’erano solo lei e il marito ed era l’unica insanguinata, come il mattarello che ha adoperato per uccidere.