di Lucia Bigozzi Il suo lavoro è un viaggio nel cervello per salvare i ricordi. Susanna Rosi è una scienziata che ‘legge’ il cervello rintracciandone potenzialità e deficit. Va fiera di una scoperta scientifica che potrebbe rappresentare una nuova frontiera contro i danni cerebrali causati da trauma, malattie neurodegenerative o radioterapia, che ‘spengono’ le sinapsi dei neuroni dove è custodita la memoria e la capacità di produrne di nuova attraverso i ricordi. Si tratta di un farmaco sperimentale in grado di produrre una regressione rapida del declino cognitivo legato all’invecchiamento....

di Lucia Bigozzi

Il suo lavoro è un viaggio nel cervello per salvare i ricordi. Susanna Rosi è una scienziata che ‘legge’ il cervello rintracciandone potenzialità e deficit. Va fiera di una scoperta scientifica che potrebbe rappresentare una nuova frontiera contro i danni cerebrali causati da trauma, malattie neurodegenerative o radioterapia, che ‘spengono’ le sinapsi dei neuroni dove è custodita la memoria e la capacità di produrne di nuova attraverso i ricordi. Si tratta di un farmaco sperimentale in grado di produrre una regressione rapida del declino cognitivo legato all’invecchiamento.

Susanna fa parte del team di ricercatori americani che hanno lavorato per arrivare al farmaco in fase di sperimentazione. E’ nata a cresciuta a Castiglion Fiorentino da dove è partita per gli States a 24 anni con una laurea in tasca e la caparbietà di affinare la conoscenza in ambito scientifico: ricercatrice era la sua mission. Prima a Tucson, poi a San Francisco dove vive con il marito e i due figli. Susanna Rosi insegna nei dipartimenti di Chirurgia Neurologica e di Scienze della Terapia Fisica e della Riabilitazione all’Università della California (Ucsf). I primi traguardi nel 2013 e nel 2018, oggi la conferma che gli studi vanno nella direzione giusta.

Dai risultati ottenuti, il farmaco sperimentale riesce a ripristinare la funzione della memoria dopo mesi da una lesione cerebrale traumatica, ma anche invertire i disturbi cognitivi nella sindrome di Down. Insomma, una rivoluzione nel campo delle patologie cerebrali. Nello studio pubblicato a dicembre nella rivista "eLife", Rosi e i ricercatori del suo team hanno mostrato un altro risultato del farmaco: il rapido recupero delle capacità cognitive giovanili in topi con un’età avanzata.

"Gli effetti estremamente rapidi del farmaco mostrano per la prima volta che una componente significativa del declino cognitivo legato all’età può essere causata da una sorta di ‘blocco’ fisiologico reversibile, non da una degradazione permanente" spiega Susanna, molto legata alle radici castiglionesi. Prima della pandemia trascorreva spesso le vacanze nella città del Cassero con marito e figli, visitando la madre Amerina e i fratelli Giovanni e Raffaele che vivono tra Cesa e Foiano. Una carriera iniziata dopo la laurea in Biologia a Firenze e un’esperienza formativa all’università di Tucson con cui già collaborava.

"Quel giorno capii che per me sarebbe stato un punto di non ritorno. Sono partita dall’Italia nel gennaio 2002, dopo l’attacco alle Torri Gemelle". Completati i due anni di percorso didattico è rimasta come ricercatore avviando l’iter accademico. "Poi è arrivato un signore che si è comprato la casa dove abitavo e del quale mi sono innamorata" racconta Susanna che ha scelto di sposarsi a Castiglioni e di battezzare i figli Marco e Sofia nella chiesa di San Francesco. Nel 2006, a 30 anni, ha raggiunto il traguardo: un laboratorio tutto suo e un team di dieci persone. Oggi un nuovo passo in avanti, al servizio dell’umanità.