Arezzo, 21 giugno 2016 - La prima commissionene del Csm chiede l'archiviazione della pratica aperta sul procuratore di Arezzo Roberto Rossi però invia il fascicolo alla Procura Generale della Cassa zione per valutare se esistanio condotte che abbiano un rilievo disciplinare. E' la decisione maturata stamani dopo mesi di istruttoria. 

Dunque resta al suo posto il procuratore di Arezzo, Roberto Rossi. La I commissione del Csm ha proposto al plenum l'archiviazione del fascicolo sul pm, perché non ci sono gli estremi per un trasferimento d'ufficio. Ma trasmette gli atti al pg della Cassazione, Pasquale Ciccolo, titolare dell'azione disciplinare.

Al centro, ricordiamo, c'era la presunta incompatibilita' tra il coordinamento che svolge nelle indagini su Banca Etruria e l'incarico di consulente giuridico della Presidenza del Consiglio, ricoperto fino allo scorso dicembre. La proposta, che dovra' essere ora vagliata dal plenum, e' stata approvata all'unanimita' con la sola astensione della togata di Unicost Maria Rosaria San Giorgio.

«Non ci sono elementi per sostenere un rapporto di conoscenza del dottor Rossi con il ministro Maria Elena Boschi tale da mettere in discussione il profilo dell'imparzialità e dell'indipendenza del magistrato nella trattazione di vicende processuali che potenzialmente potrebbero coinvolgere parenti del citato ministro». È uno dei passaggi della proposta di archiviazione della prima commissione del Csm sul procuratore di Arezzo Roberto Rossi, titolare delle inchieste su Banca Etruria.

Quanto ai procedimenti penali archiviati, a partire dal 2010, di cui Rossi e' stato Pm e il signor Boschi indagato, "tale circostanza - osserva la Commissione - non e' determinante per affermare che vi sia un rapporto di conoscenza tra i due, ulteriore rispetto a quello concernente l'esercizio della funzione giurisdizionale, i grado di appannare l'immagine di imparzialita' del magistrato": il dato che viene confermato dall'istruttoria e' quello di "una conoscenza 'puramente cartacea' della figura del signor Boschi" da parte di Rossi, poiche' tra i due non sono emersi "neppure contatti occasionati dalle menzionate indagini, non essendovi traccia nei fascicoli poi indicati di interrogatori, confronti, o occasioni procedimentali di conpresenza" tra i due.

La Prima Commissione, dunque, rileva che "pur permanendo una parziale incomprensione sulla questione del cosiddetto 'comitato ombra', non sono emerse condotte anomale da parte del procuratore di Arezzo". E le audizioni svolte a palazzo dei Marescialli "non hanno svelato un quadro di difficolta' ambientale nelle indagini rispetto alle ripercussioni del dissesto di Banca Etruria nel territorio di Arezzo e della provincia e ai riflessi sulle percezioni di tanti risparmiatori rispetto alla conseguente azione giudiziaria". Non sono state, quindi, ravvisate "situazioni obiettive in grado di ostacolare - si legge nella delibera - il sereno esercizio della giurisdizione".

Secondo la Prima commissione, l'istruttoria condotta su Rossi ha evidenziato che "l'immagine di credibilita'" della Procura della Repubblica di Arezzo non e' stata "appannata" agli occhi della pubblica opinione, ma "sullo sfondo rimane la circostanza - si legge nella delibera approvata - di un incarico di consulenza del dottor Rossi valevole per tutto il 2015 in una struttura di supporto della presidenza del Consiglio dei Ministri" nell'epoca in cui il magistrato "era l'unico titolare di un'indagine che potenzialmente avrebbe potuto coinvolgere un familiare di un importante esponente del governo e, che, quindi, avrebbe potuto consigliare allo stesso procuratore di Arezzo scelte piu' articolate in ordine all'assegnazione dei fascicoli, unitamente alla rinuncia dell'incarico extra giudiziario o, almeno, alla comunicazione al Csm circa la possibile inopportunita' del medesimo".

La Procura generale della Cassazione, dunque, secondo la Commissione di palazzo dei Marescialli, dovra' compiere "eventuali valutazioni di sua competenza" in merito alla "prosecuzione dell'incarico extra giudiziario" dopo l'apertura dell'indagine su dissesto di Banca Etruria, la mancata informazione al Csm sulla titolarita' di indagini che presentavano "possibili profili di incompatibilita' con la prosecuzione della consulenza" con palazzo Chigi, il fatto che Rossi fosse "unico titolare dell'indagine" sulla banca in "costanza dell'incarico extra giudiziario". Sui questi punti la Prima commissione rileva che non vi sono "profili contenutistici" di sua competenza e, quindi, trasmette gli atti al pg della Suprema Corte, titolare dell'azione disciplinare. Infine, la Commissione propone al plenum anche "l'inserimento della presente deliberazione nel fascicolo del magistrato interessato, ai fini delle valutazioni di competenza di altre commissioni".