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13 mar 2022

Effetti di guerra: anche il pane verso l'aumento nel ciclone dei prezzi

Menchetti: «Vortice dal gasolio alla farina, finora abbiamo resistito per i clienti ma saremo costretti a rincarare del 7/8% per non lavorare in perdita»

lucia bigozzi
Cronaca
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La famiglia Menchetti

Arezzo, 13 marzo 2022 - «Speriamo che la guerra finisca presto perché se la situazione dovesse durare qualche mese, ci rimangiamo non solo due anni di pandemia ma dieci anni di attività, impegno e sacrifici». Legge i nuovi listini, fa un rapido calcolo e sibila una percentuale: «+35 per cento». E’ il costo della farina che da martedì cambia ancora. «È incredibile, l’ennesimo rincaro si aggiunge a quello del gasolio per i trasporti, dell’elettricità e del metano, già triplicati da giugno: il gasolio è passato da 1,60 a 2,10 euro al litro, il metano da giugno a dicembre da 7mila a 40mila, l’elettricità da 56mila a 148mila» spiega Corrado Menchetti che con il fratello Marco guida l’azienda di famiglia (fondata dal nonno Pietro nel 1948, oggi alla terza generazione) a Cesa e nei 15 punti vendita tra Umbria e Toscana. Una realtà imprenditoriale radicata nel territorio e in espansione nel centro, dà lavoro a 400 persone, senza contare l’indotto che nella vallata aretina contribuisce a una fetta di Pil locale. «I listini entrano in vigore da martedì e fissano un nuovo rimbalzo della farina: se a maggio 2021 si pagava 30 euro al quintale, oggi è schizzata a 60, il doppio in pochi mesi» dice l’imprenditore che ogni giorno produce cento quintali di pane. Facile quantificare le cifre della «mazzata» che, per chi trasforma la farina in prodotti da forno (dolci e salati) e nelle creazioni della ristorazione, si traduce in una navigazione a vista cercando di arginare l’ennesimo ostacolo. «Abbiamo appena superato le difficoltà dell’emergenza sanitaria e ci ritroviamo in una fase complessa per il perverso mix tra rincari di materie prime e conseguenze della guerra». L’effetto più immediato impatta sulla tavola e sul carrello della spesa perché «in queste condizioni dovremo valutare una maggiorazione del 7-8% sui prezzi. Finora abbiamo resistito e cercato di non ritoccarli per i nostri clienti, ma non so per quanto potremo accollarci tutti i costi senza aumentare i prezzi, Se non cambiano le cose, non possiamo lavorare a rimessa. Già ora sono i nostri negozi a supportare l’attività del panificio che da solo, con il raddoppio del costo della farina, farebbe fatica. Cerchiamo di diversificare spalmando gli aumenti dei costi di produzione tra le tante attività ma non possiamo permetterci di sostenere un simile ingranaggio di rincari ». Corrado e Marco sanno di avere sulle spalle le responsabilità di un’impresa strategica per l’economia locale, per le famiglie e per il futuro. Il grano che Menchetti trasforma in pane, pizza e dolci, è fatto «da farine di filiera toscana ma lo stop della produzione in Ucraina e del mercato in Russia, ha fatto aumentare la richiesta e l’offerta è insufficiente a colmare il gap. Tutto questo ha fatto lievitare i costi favorendo la speculazione». Farina e gasolio perché per mettere in strada i furgoni che ogni giorno macinano 350 chilometri l’uno e distribuiscono i prodotti «servono rifornimenti di carburante e il diesel è a livelli mai raggiunti. Si sommano una serie di rincari e i primi effetti già ci sono: tra Umbria e Toscana sono una decina i panifici costretti a chiudere» dice Menchetti. Ha rinviato a settembre il taglio del nastro per il nuovo negozio di Lastra a Signa.

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