Arezzo, 16 marzo 2019 - Giallo sull'arresto di Samuele Landi che era stato confermato da fonti ufficiali nella serata di venerdì. Lo storico avvocato dell'ex ad di Eutelia, Amedeo Di Segni ha smentito con una nota ufficiale l'arresto del suo assistito. Questa la nota del legale:

" In data di ieri 15/03/2019 sono comparse "notizie" assolutamente false riguardo la persona di Samuele Landi che io rappresento ufficialmente. Numerose testate online hanno affermato che Samuele Landi era stato arrestato dopo lunga latitanza, che aveva avuto una condanna a 15 anni e che la Cassazione aveva definitivamente confermato ogni sentenza; qualche "fonte" ha accennato al fatto che io, quale suo difensore, avrei smentito ma la "notizia" sarebbe stata confermata da fonti ufficiali (?). 

Queste cose sono tutte false infatti:  Samuele Landi non è stato arrestato;  Samuele Landi non ha mai avuto condanne di 15 anni;  Samuele Landi non ha a suo carico nessuna sentenza definitiva. Al riguardo basta leggere il certificato penale del mio assistito La presente smentita formale è invece del tutto attendibile in quanto il sottoscritto avvocato, nella sua qualità di difensore, testimonia di aver parlato al telefono col proprio cliente questa mattina e di aver avuto incarico di redigere la presente. Samuele Landi coglie l’occasione per ribadire piena fiducia nella Magistratura ed esprime la propria convinzione in un positivo pronunciamento della Suprema Corte Di Cassazione Ho ricevuto incarico di querelare chiunque contribuisca a diffondere notizie false o riprenda quelle in precedenza diffuse.

Dunque non è finito l’esilio dorato di Samuele Landi, ex uomo forte di Eutelia, dal 2010 latitante a Dubai? Si apre il giallo su un arresto che sembrava fosse avvenuto ad Abu Dhabi a conclusione di un’operazione dell’Interpol coordinata dal ministero dell’Interno. L'avvocato smentisce tutto, anzi parla come avete visto di aver contattato l'ex manager direttamente al telefono.

Samuele Landi era l’ex amministratore delegato di Eutelia, di quella che fu una delle cinque compagnie telefoniche più importanti d’Italia. Clamoroso il crac dell’azienda di via Calamandrei che in quegli anni era stata protagonista di una campagna di acquisizione che pareva inarrestabile.

A Landi, e anche ad altri membri della famiglia e a dirigenti del gruppo, era stato contestato il reato bancarotta fraudolenta, frutto di una voragine finanziaria stimata in circa cento milioni di euro che sarebbero stati dirottati in Svizzera tramite società amiche e faccendieri compiacenti, sia con cessioni fittizie di aziende sia con triangolazioni di traffico telefonico che dai paesi dell’est rimbalzavano verso la Confederazione Elvetica.

Il caso era esploso in modo clamoroso nel giugno 2008, quando l’allora sostituto procuratore Roberto Rossi aveva ordinato una raffica di perquisizioni nelle case della famiglia Landi, nelle sedi dell’azienda e persino negli aerei della flotta privata. Il reato iniziale ipotizzato era il falso in bilancio che con l’insolvenza, chiesta e ottenuta successivamente sempre dal Pm Rossi, diventò bancarotta fraudolenta.

Alcuni degli imputati, fra cui molti membri della famiglia Landi chiusero all’epoca le loro pendenze con un maxi-patteggiamento, non Samuele che eera e rimase all’estero, inseguito da un ordine di custodia cautelare della procura di Roma cui si aggiunse in seguito quello di Rossi.

In primo grado l’imprenditore fu condannato a nove anni di reclusione, era il 20 aprile del 2015. Tre anni dopo, in appello, la sentenza fu leggermente meno punitiva, dodici mesi di sconto per una condanna a otto anni. Non cambiava però la sostanza per un impianto accusatorio globalmente confermato.