Arezzo, 18 aprile 2018 - Le modifiche sono state apportate. La proposta di acquisto presentata da Giorgio La Cava, Massimo Anselmi e Orgoglio Amaranto è stata rivista e corretta. Seguendo le indicazioni dei curatori le tre modifiche sono state apportate. A darne conferma è proprio Giorgio La Cava, ieri allo stadio. «Ci mancherebbe altro che non venissi a vedere la partita» aveva detto l’imprenditore che ha intrapreso questa avventura spinto da Ermanno Pieroni. Il nuovo club si chiamerà Società Sportiva Arezzo, Entro il 4 maggio verranno versati 200 mila euro, La Cava entrerà col 79 per cento, Anselmi con il 20 e l'uno per cento resterà ad Orgoglio Amaranto.

«Peccato per la sconfitta - si è lasciato andare La Cava - ma ci poteva stare tutto sommato». Ma l’attenzione era tutta concentrata sulla proposta formulata da correggere. «Abbiamo sistemato tutto - si è limitato a rispondere La Cava - come da programma». E a proposito di programma nella prossime ore Orgoglio Amaranto, Massimo Anselmi el’imprenditore umbro metteranno a punto gli ultimi dettagli per la costituzione della newco. Uno scambio delle ultime carte necessarie a creare la società che andrà poi a formulare l’offerta e gestirà soprattutto il Cavallino. La costituzione potrebbe avvenire nelle prossime ore davanti ad un notaio aretino.

 La salvezza dell’Arezzo calcio (non sul campo ma nelle paludi ben più insidiose del tribunale fallimentare) sta forse nel sorriso enigmatico col quale a fine mattinata il giudice Antonio Picardi accompagna verso l’uscita i due curatori, gli avvocati romani Lucio Francario e Vincenzo Ioffredi. Non parla il magistrato, non può parlare mentre è ancora, come si dice in gergo giudiziario, in riserva di decisione.

Ma quel volto disteso che si allarga nel sorriso dice più di tante parole. Dice, ad esempio, che il Cavallino in esercizio provvisorio potrebbe aver scavalcato un’altra delle sue mattinate più insidiose, quella dell’asta andata deserta, come era del resto nelle previsioni, e persino negli auspici della cordata dei potenziali acquirenti, alla vigilia.

Non c’è stata la revoca dell’esercizio provvisorio nè dovrebbe arrivare nei prossimi giorni, almeno se l’assegno circolare e la promessa di ulteriori finanziamenti con i quali si sono presentati a Palazzo di giustizia Giorgio La Cava, aspirante socio di maggioranza della newco pronta a rilevare l’Arezzo, Massimo Anselmi, l’orafo che si propone come socio di minoranza, e Duccio Borselli, rappresentante di Orgoglio Amaranto che conserverebbe il classico 1%, sono la prima pietra di un muro in costruzione, che non frana alla prima difficoltà.

E’ un giudice severo, Antonio Picardi, quarantenne, lucano di origine, grande appassionato di calcio che lascia intendere di aver cominciato a seguire anche l’Arezzo dopo averne dichiarato l’insolvenza. Ne sanno qualcosa i tanti che si lamentano del rigore da lui adoperato nei fallimenti ordinari. Ma con la società amaranto non ha calcato la mano, facendo da sponda, nei limiti della legge, ai progetti di salvataggio. In primis con l’esercizio provvisorio che mai prima aveva concesso nei suoi anni di servizio al tribunale del Garbasso.

L’atmosfera di quella che poteva diventare una mattinata drammatica è infatti serena. Picardi attende nella sua stanza al primo piano, insieme ai due curatori, che scadano i termini dell’asta. Intanto, fra baci e abbracci all’ingresso, arrivano a Palazzo di giustizia La Cava, Anselmi, quelli di Orgoglio Amaranto col presidente Roberto Cucciniello, Paolo Bertini, l’ex arbitro ora consigliere comunale che segue il caso per conto del Comune.

I protagonisti della cordata si chiudono in una stanzetta dell’ordine degli avvocati a limare gli ultimi particolari, alle 12 Picardi, Francario e Lioffredi verificano che l’asta è effettivamente andata deserta. Subito dopo La Cava & C. depositano la loro offerta: tre assegni circolari per 62 mila euro (il 20 % in meno della base d’asta da 75 mila euro) e una lettera d’intenti con l’impegno a versare 200 mila euro il 4 maggio e l’assunzione di tutti i debiti al 30 giugno, ovviamente se la società sarà loro.

Basta a evitare la revoca dell’esercizio provvisorio? Picardi e i curatori si richiudono nella stanza del giudice. Ne usciranno solo all’una. Il primo deve adesso riferire al collegio fallimentare del tribunale, cui spetta l’ultima decisione, gli altri corrono allo stadio per l’incontro con la cordata dei volenterosi e la conferenza stampa del pomeriggio. «Sì - dice Francario - sarebbe un peccato far morire una squadra che ottiene questi risultati», lasciando intendere che ci sono ancora particolari da limare. Ma il sorriso di Picardi sembra dire che l’Arezzo non finisce qui.