La folla di Natale
La folla di Natale

Arezzo, 2 dicembre 2019 - «Sono davanti al prosciutto spagnolo»: una signora grida al telefonino per superare il rombo della folla che sale. Il marito di là deve sapere poco o nulla di dove diavolo sia il prosciutto spagnolo: ma lei lo guida a distanza, sperando prima o poi di rivederlo. Perché niente è scontato nella nuova capitale del Natale. Se non che il mondo, dopo averci ignorato per anni, si è messo a bussare all’impazzata pur di entrare.

E’ un weekend che potrebbe entrare nella storia, almeno recente. La stima degli organizzatori è di circa 200 mila presenze in due giorni: tipo mercato internazionale ma coinvolgendo stavolta tutto il centro. Alla folla compatta di sabato segue una domenica da delirio. Già alle 9 i parcheggi principali mettono all’asta gli ultimi posti e le comitive risalgono da Porta Buia. Ieri sono arrivati 110 pullman, uniti a quelli di sabato fanno 179.

Con i turisti traghettati in centro e gli autisti condannati a dormire alle Caselle e al centro affari. Da nord, i più audaci scommettono sulle scale mobili: le rampe rotte salgono a quattro, purtroppo il percorso meccanizzato invece di migliorare fa dietrofront. Ma le navette nelle ore di punta ci sono: e c’è perfino chi rinuncia alle rampe per raggiungere il Prato dalla vecchia scala di pietra.

Il Prato segna forse la punta in questi anni di Città di Natale: code alla Lego, allo scivolo, finalmente con la pendenza e gli slittini giusti, e alle botteghe. La più gettonata è quella del Gusturista, gira gira la porchetta tira sempre più del resto. Ma il percorso stavolta non ha strappi: chi risale da Guido Monaco o dal Corso ha banchi, negozi, attrazioni continue a spingerti verso l’alto.

Certo, la folla poi si concentra soprattutto in piazza Grande ma via Seteria resta sempre aperta. Il calcolo è semplice: è un anello, tanti ne entrano e tanti ne escono. Non cammini se non a zig zag: perfino in via Ricasoli, tratto quasi depennato dalla Fiera e che si ritrova a vestire i panni del Corso. Il parcheggio di via Pietri è un giro d’Italia: il grosso delle auto dalla Toscana, Siena e Pistoia in testa.

Ma ce ne sono infinite da Roma e dal Lazio e una fila non banale da Caserta, Foggia, Napoli. C’è una Audi di Bolzano, la capitale dei mercatini tirolesi, è un po’ come se un bolognese andasse a Bergamo a ordinare i tortellini. Baldaccio per la prima volta a rimpiangere il piano basso, Cadorna ed Eden aperti a singhiozzo. Le auto in sosta sotto la Fortezza sfidano le leggi dell’equilibrio e della mota, ricordo delle ultime piogge.

Nei ristoranti la gente litiga per i tavoli, c’è prima lui, no ci sono prima io. I titolari faticano ad alzare il braccio del vincitore: il personale è moltiplicato ma la prima conseguenza è che la testa gira al doppio degli addetti. Il popolo della Fiera strabuzza gli occhi, tanta gente non l’aveva mai vista.

Il buono è che qualche affare ci scappa. Il negativo è che tutti devono restare fino all’ultimo. «Ma qui è buio» brontola uno. Forse stremato, forse ancora a caccia del prosciutto spagno