Arezzo, 13 giugno 2018 - «Dura lex, sed lex». Non siamo ai livelli di Socrate che, condannato a morte seppur innocente, si oppose ai tentativi dell’amico Critone di farlo fuggire dalla prigione spiegando che il buon cittadino deve sempre obbedire alle leggi. Ma due millenni e mezzo più tardi c’è una storia altrettanto drammatica in cui un imprenditore rischia una condanna per aver aiutato il figlio a curarsi dopo un gravissimo incidente in moto che ha portato alla bancarotta della sua azienda edile. E nonostante che l’uomo, 65 anni di Castiglion Fiorentino difeso dall’avvocato Niki Rappuoli, si sia successivamente preoccupato di restituire, in toto, i soldi ai suoi creditori.

La storia inizia nel 2012 quando il figlio ventenne dell’imprenditore è vittima di un gravissimo incidente in sella alla sua moto. Resta paraplegico ed ha bisogno di cure costanti. I soldi dell’azienda vengono dunque destinati ai viaggi frequenti in strutture ospedaliere a Milano e in Svizzera. Alla fine l’uomo spende oltre 400 mila euro per garantire le cure al figlio dopo l’incidente. Soldi che portano al fallimento dell’avviata ditta edile di cui era titolare insieme al fratello. Inizia il procedimento giudiziario per bancarotta. L’imprenditore fa di tutto per accontentare i suoi creditori.

Si apre un concordato fallimentare: tramite la moglie, titolare di alcuni beni, i genitori del giovane vendono proprietà immobiliari, gioielli e auto di lusso. Riescono addirittura a restituire completamente i soldi di cui si sono fatti debitori, caso più unico che raro quando si tratta di fallimenti. Ma per la giustizia non basta e per questo il procedimento va avanti di fronte al giudice monocratico del tribunale di Arezzo Claudio Lara che ha acquisito le cartelle cliniche e a gennaio 2019 ascolterà alcuni testimoni.

«La Cassazione ormai da anni sostiene ce il concordato fallimentare non estingue il reato di bancarotta – spiega l’avvocato Niki Rappuoli – perché è a consumazione istantanea. Però la Cassazione afferma pure che l’elemento soggettivo, che nel caso è la colpa, va contemperata alle circostanze specifiche». Uno straordinario gesto d’amore che rischia di trasformarsi in un boomerang giudiziario, nonostante non ci siano creditori che attendono di essere soddisfatti.

Per questo la difesa dell’imprenditore punterà sul particolare stato di necessità: «Il diritto alla salute è preponderante nel nostro ordinamento e cercheremo di spiegare che in questo caso non può configurarsi la colpa», conclude Rappuoli. Che non può essere quella di aver cercato di dare il massimo delle cure a un figlio.