Il farmacista controlla le ricette mediche (Foto di repertorio Newpress)
Il farmacista controlla le ricette mediche (Foto di repertorio Newpress)

Arezzo, 26 marzo 2020 - Voglia di tenerezza, come nel filmone hollywoodiano, paura della solitudine. Non ci baciamo più, neppure dentro casa, non ci abbracciamo più nemmeno fra familiari. Persino se la mamma, la moglie, il figlio o la figlia si avvicinano troppo, viene naturale di intimare: stai a distanza. Mica per cattiveria e neppure per il timore animale di contagiarsi, quanto per la prudenza di non infettare gli altri, gli affetti più cari.

Chiunque di noi esca per il lavoro (sempre che non lo abbiano ancora messo in cassa integrazione) o anche solo per fare la spese e in farmacia, necessariamente viene a contatto con sconosciuti di cui nulla sa. Il pensiero di riportare in casa il virus assassino e quindi di proteggere le persone di famiglia è fin troppo umano. Disumana (ma necessaria) è semmai la negazione di quel gesto d’affetto che fino a 20 giorni fa davamo per scontato.

Mai immaginando di come ne avremmo sentito la mancanza al tempo del Covid. In questa nostra lotta quotidiana contro il rischio ci viene incontro un’ulteriore circolare della Usl che riduce ancor più il bisogno di andare negli ambulatori dei medici di famiglia. Ora anche le ricette rosse (quello sulla modulistica regionale dei piani terapeutici per i più vari motivi) si possono avere direttamente a casa.

Da pilota fa ancora una volta la Casa della Salute Guadagnoli, che da sola assiste 11 mila aretini: basta una telefonata e un indirizzo mail per ricevere la prescrizione direttamente sul Pc di casa. Certo, resta il problema di quanti, soprattutto anziani, un computer o uno smartphone non ce l’hanno.

Alla Casa della Salute ovviano cercando di farsi dare la mail di un figlio o comunque di un parente, ma ci sono ancora medici che non si sono adeguati alla piattaforma informatica degli sms, quella delle ricette dematerializzate. Di questi tempi non si scherza, se il dottore recalcitra, conviene contattare la Usl. Ormai, dicono sempre dalla Casa della Salute, gli accessi diretti, cioè quelli che si recano di persona in via XXV Aprile, flusso un tempo imponente, è ridotto a un rivoletto, dieci persone al giorno.

Purtroppo non è ancora risolto il caso (drammatico) di chi ha bisogno di farmaci per la terapia del dolore o l’ossigeno. Lì serve ancora di presentarsi personalmente. Sono situazioni difficili, venire incontro anche a quelle sarebbe un altro passo avanti della sanità territoriale. A proposito di code: si stanno stabilizzando anche quelle davanti ai supermercati, ferme per il secondo giorno a un numero ridotto.

Semmai si riducono gli orari di apertura dei pochi negozi, di alimentari o altro, rimasti aperti. Alle cinque della sera piazza Giotto è un deserto, in via Petrarca l’unica insegna che continua è sbarrata anche quella. Lo stesso nei quartieri, una specie di coprifuoco. Ci si è messa anche la neve, giunta inaspettatamente nella notte che avrebbe dovuto precedere la Santissima Annunziata, festa dei fiori e della primavera.

Ha lasciato pochi segni nella città spettrale. Si può attraversare l’intero centro, dal Corso al Prato e al Duomo senza incontrare un’anima, poche chiazze bianche solo nel parco. Tutti in casa, a ripararsi anche dal freddo artico calato dal nord, perfetta metafora della notte della civiltà che stiamo vivendo