La mobilitazione a Puleto
La mobilitazione a Puleto

Arezzo, 17 gennaio 2019 - Il giorno tanto temuto è alla fine arrivato. Il sequestro preventivo per seri motivi legati alla stabilità di un viadotto: e la conferma che per anni la prevenzione non è stata fatta, evitando di mettere mano a un’alternativa viaria in condizioni disastrate. Lì, in quei i cinque chilometri da Valsavignone a Canili di Verghereto (cioè dall’ultimo paese toscano alla prima località della Romagna) nel tratto di superstrada più rialzato in assoluto e quindi più a rischio neve e ghiaccio. E la possibile alternativa a pezzi e impraticabile. Ed ecco il risultato, il mercoledì nero nella storia della E45. Era prevista la riapertura del ponte di Canili è invece è scattato il blocco.

«La conseguenza di una situazione di immobilismo che si trascina da oramai una ventina di anni – dichiara Claudio Marcelli, vicesindaco di Pieve Santo Stefano – e ora è arrivato il conto da pagare in termini di disagio e isolamento. Troppo tempo è trascorso dai primi avvertimenti e anche dopo che erano stati stanziati due milioni e mezzo di euro per rimettere a posto la vecchia statale 3 bis non è cambiato nulla.

Anzi, più volte ho chiesto che fine avessero fatto quei soldi. Il brutto presagio si è trasformato in realtà e ora siamo divisi in due: per raggiungere la Romagna dobbiamo allungare (e non poco) il tragitto. Roba da terzo mondo: spero che l’evolversi delle cose riesca ora a produrre fatti concreti. Lo deve per forza».

A Valsavignone c’era anche il sindaco di Sansepolcro, Mauro Cornioli, molto schematico nelle sue dichiarazioni: «Punto primo – ha detto – la sicurezza e l’incolumità pubblica davanti a tutto. Punto secondo: il rispetto per laMagistratura e per il provvedimento preso. Punto terzo: la necessità di mettersi subito all’opera per risistemare la vecchia 3 bis. La chiusura della E45 significa emarginazione economica e sociale per un intero comprensorio».

Se la voce delle istituzioni non ha tardato nel farsi sentire, anche quella delle associazioni di categoria si è subito unita: «E’ una misura di cautela comprensibile e condivisibile, viste le condizioni in cui versa il viadotto - commenta il responsabile della Confcommercio di Sansepolcro, Massimiliano Micelli - ma l’incertezza su come si svilupperà la situazione e, soprattutto, sui tempi di riapertura preoccupa gli imprenditori che hanno attività economiche in quell’area.

La E45 è il collegamento principale della Valtiberina, da anni al centro di varie polemiche per questioni legate alla sicurezza, alla manutenzione e all’efficienza reale. Ma se si sottrae questo percorso alla viabilità della vallata, tante imprese rischiano di restare isolate e di perdere numeri importanti del fatturato». Toni analoghi dai sindacati, Cisl e Cgil vedono gravi rischi per l’occupazione stessa.

E si scatena la bagarre su Facebook, a cominciare dal profilo ormai celebre «Vergogna E45». In un giorno hanno avuto oltre 200 iscritti in più e alle 19 il numero dei «follower» aveva raggiunto il totale di 6820. «Si sapeva – dice Erika Dori, una delle amministratrici (nella foto sotto) – che il viadotto Puleto non poteva far stare tranquilli e proprio per questo avremmo dovuto prevenire un epilogo del genere. Non ho parole: il problema, da grave, è diventato gigantesco, la situazione deve essere risolta quanto prima.

Ora la priorità è ripristinare la viabilità alternativa». I commenti si incrociano: proteste, rabbia, le richieste di scoprire la viabilità alternativa. Silvia Bragagni, un’altra delle menti del profilo, chiede a tutti di accettare l’invito della Rai: stamani alle 8 sarà in diretta dal viadotto. E’ una piazza virtuale, dove la temperatura ribolle. E sul versante romagnolo non è da meno.

«Ci riuniremo al più presto – dicono i residenti della località Ville di Montecoronaro – perché non possiamo più tollerare una situazione del genere. Ci sono i soldi per la vecchia 3 bis ma non vengono spesi: perché? Questa la risposta che vogliamo sapere. E comunque, stavolta non staremo fermi: se necessario, arriveremo fino a Roma. Ne va del nostro futuro».