Le volontarie dello Scudo di Pan
Le volontarie dello Scudo di Pan

Arezzo 29 giugno 2020 - Ogni gatto in quei recinti ha una storia da raccontare. Alcune a lieto fine, molte in attesa del finale e altre ancora che hanno passato quello che per gli animali si chiama “ponte”. In realtà è un piccolo villaggio quello che lo Scudo di Pan ha costruito intorno a una villetta di campagna su per lo Scopetone, che poi è la casa della presidente dell’associazione Maria Pia Giommetti. Ogni mattina le volontarie lavorano indaffarate a pulire le lettiere, i recinti, le casine dei gatti sani e di quelli fiv e felv. Poi ci sono le gabbie per i più piccoli o malati. E le stanze in cui vivono i mici che proprio non ce la fanno a stare con gli altri, e sono quelli che hanno sofferto di più. Ce ne sono un centinaio di gatti, tutti hanno un nome e le volontarie li conoscono tutti, nel carattere, nell’indole, se vogliono le coccole e sono restii a farsi rinchiudere, come Fiona che scappa sempre, quelli più sfrontati e quelli più timidi. Se poi dimostrate una vocazione alle carezze e alle coccole, questo è il posto che fa per voi. Qui infatti il mestiere dell’accarezzatore di gatti è il più richiesto, dai gatti naturalmente, pronti a contendersi il visitatore di turno. E c’è anche la panchina dove sedersi per distribuire coccole, grattini e possibilmente biscottini. Allo Scudo di Pan ci sono veri e propri chalet con aria condizionata per l’estate e riscaldamento d’inverno, tappetini, giochi (anche fatti in casa) cucce, divanetti, cuscini.   Ma l’associazione vive solo di aiuti e di volontari. Grazie ad Amazon  e agli acquisti on line sta arrivando anche cibo, ma mancano le scatolette di umido per i gatti piccoli e anziani. E anche i guanti monouso che ne servono tanti tutti i giorni. E tante sono anche le storie da raccontare.

C’è Linguina, ex randagia, bella e selvatica che per colpa di una frattura al musino non può aprire la bocca. Può essere operata e viene sottoposta a riabilitazione, ma l’intervento è costoso. Inutile dire che ogni contributo è gradito, anzi necessario ora che gli abbandoni e le cucciolate si moltiplicano. Proprio tre fratellini sono sopravvissuti a una cucciolata di cinque che qualcuno per disfarsene ha gettato in un giardino dove c’erano due cani. Uno dei tre ha perso un occhietto ma ha la forza di una piccola tigre soprattutto per abbracciare quando viene preso in collo.  C’è Mimi con la sua grande gabbia, è arrivata totalmente cieca, impaurita, incapace di stare con gli altri gatti, soffia, ha paura, immagina nemici ovunque e deve averne conosciuti parecchi. Ma cìè anche Vladimiro lanciato dal finestrino di un'auto in corsa nella zona di Castelluccio, una piccola malformazione dovuta alla caduta che lo fa assomigliare a un pipistrello, amato alla follia dei suoi umani adottivi. 

E c’è Cherry trovata in un cassonetto durante l’emergenza virus, talmente piccola che l’avevano messa un cestino di fragole. E’ stata salvata dalla “balia” Tiziana ma con il tempo si è scoperto che è paralizzata, una brutta frattura al bacino forse quando è stata buttata nel cassonetto o forse abbandonata per questo. Nonostante la fisioterapia non potrà camminare né essere autonoma per i suoi bisogni. Ma lei non lo sa, mangia e gioca: “Abbiamo deciso che Cherry rimarrà con noi al rifugio, amata e curata. Al momento, siccome è troppo troppo piccola, i pannoloni vengono tagliati su misura per lei. Speriamo che questo faccia capire l'importanza della sterilizzazione, l'orrore dell'abbandono e l'impegno di volontari, veterinari e balie” dicono le “mamme” Patrizia, Claudia, Cristina e Giada che non si stancano mai di ricordarlo.