Arezzo, 16 maggio 2018 - «La ricostruzione logica dei fatti è che ci sia stata in danno di Martina un tentativo di violenza sessuale dal quale la ragazza prima si è difesa urlando e graffiando Albertoni, poi è fuggita senza calzoncini, cercando di raggiungere il terrazzo accanto e cadendo accidentalmente». E’ uno dei passaggi chiave dell’ultima informativa che la polizia giudiziaria di Genova invia al Pm Biagio Mazzeo, al tempo titolare delle indagini, il 4 marzo 2014, poco prima che il fascicolo venga inviato ad Arezzo per competenza territoriale.

La firmano il vicequestore Luca Capurro, dirigente della sezione di polizia giudiziaria della procura, e il sostituto commissario Luana Bono, che ne è l’estensore materiale, la poliziotta che stamani è stata la testimone chiave alla ripresa del processo per la tragica caduta della ragazza, il 3 agosto 2011. In aula Capurro e Luana Bono erano stati citati (ma si è presentata solo lei) dal procuratore capo Roberto Rossi, che il fascicolo lo ha ereditato da Mazzeo e che adesso sostiene l’accusa contro Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, i due ragazzi di Castiglion Fibocchi al centro delle 26 pagine dell’informativa che La Nazione è in grado di anticipare.

Lì viene ricostruita l’intera vicenda, fino ad arrivare a una conclusione molto netta: «La diminuzione dei freni inibitori e l’occasione di avere nella stanza una bella ragazza hanno probabilmente determinato Albertoni e Vanneschi a tentare un approccio sessuale degenerato in tentativo di abuso... (da) cui la ragazza si è difesa urlando...». Capurro e Luana Bono scendono ancor più nei dettagli: «E’ verosimile pensare che anche Vanneschi abbia partecipato all’aggressione perchè non si può immaginare cosa potesse fare altrimenti mentre l’amico tentava di abusare di Martina».

Per questo, ipotizzano i due poliziotti, «Luca Vanneschi non dormiva...non può che aver aiutato in qualche modo l’amico, il quale era impegnato a sfilare i calzoncini alla ragazza, a zittirla perchè lei non urlasse...a cercare di immobilizzarla mentre lei cercava di difendersi graffiandolo». Dopo, ricostruiscono ancora il vicequestore e la sostituta commissario la ovviamente presunta scena del tentato stupro, «Albertoni e/o Vanneschi hanno bloccato la porta della stanza quando Martina, riuscita a divincolarsi, si è diretta ragionevolemente lì e poi verso il terrazzo».

Segue l’ultimo abbozzo di scenario, il più drammatico perchè prelude al terribile volo dal sesto piano: «Si ritiene che la Rossi, per sfuggire all’abuso sessuale e trovando la porta inaccessibile, si sia diretta di corsa sul balcone, da dove pensava di fuggire sul terrazzo confinante...nel fare velocemente la manovra, e forse anche a causa del fatto che era senza occhiali, è caduta nel vuoto».

Eccola l’alba tragica dell’hotel Santa Ana di Palma di Maiorca nel linguaggio crudo di un verbale di polizia, ecco l’ipotesi cui i due poliziotti sono arrivati dopo anni di indagini. Per ora è solo un’informativa ai Pm, che Luana Bono njon ha potuto neppure ripercorrere per intero nella sua testimonianza. A norma di codice infatti chi appartiere alla polizia giudiziaria può riferire solo dei fatti relativi alle indagini svolte e non delle ipotesi investigative.

Non si sono presentati invece, inviando giustificazioni dell'assenza, i consulenti della procura: Marco Sartini, autore della perizia sulla caduta, il tossicologo Carlo Bottaro, cui si deve l'analisi sui liquidi biologici della studentessa, il medico legale Marco Di Paolo e la genetista Isabella Spinetti, protagonisti dell'autopsia. Parleranno in un'altra udienza: Sartini del volo a candela della ragazza che sembrerebbe dunque non compatibile con un suicidio, Bottaro delle mancanza di tracce di stupefacenti nel cadavere, Di Paolo e Spinetti dei risultati non conclusivi dell'autopsia. Per la verità su Martina, ammesso che sia possibile arrivarci, bisognerà attendere ancora.