Il Pm Chiara Pistolesi che conduce le indagini sul delitto
Il Pm Chiara Pistolesi che conduce le indagini sul delitto

Arezzo, 18 settembre 2019 - Mamma droga non si è salvata dalla scure del tribunale, anche se le è andata meglio di quanto potesse temere. Per la cocaina alla quale aveva iniziato la figlia di appena 14 anni e per i ripetuti maltrattamenti nei confronti della ragazzina, è stata infatti condannata a due anni e mezzo, quando il Pm Chiara Pistolesi ne aveva chiesti sei.

Il meccanismo che ha attutito la pena è stato quello della derubricazione del reato di spaccio: non primo comma, il più grave, come contestato dalla procura ma il quinto, quello della modica quantità, che il collegio dei giudici presieduto da Gianni Fruganti ha ritenuto come il più opportuno per la situazione. La storia, quasi dickensiana, La Nazione l’aveva già raccontata qualche mese fa, quando la storia era approdata dinanzi al Gip Piergiorgio Ponticelli.

Ed è davvero un romanzone dalle tinte forti che sembra riemergere dal passato. Comincia tutto, anzi finisce tutto, quando l’adolescente, dopo l’ennesima razione di botte subite in un paese dell’alto Casentino (del quale taciamo il nome per non rendere identificabile la vittima), viene ricoverata all’ospedale di Bibbiena, il 1 luglio del 2018. Lì si sfoga con il personale: è mia madre che mi ha ridotto così e non basta. Sono mesi che mi passa la droga e mi incita a sniffare.

E’ l'epilogo di un rapporto contrastato, quello fra una mamma e una figlia che non sono mai andate d’accordo, e che anzi si sono sempre beccate, con la donna più grande che non disdegna di usare le mani. Inevitabile che il caso venga etichettato come codice rosa della violenza sui soggetti debolI e che dall’ospedale avvertano subito i carabinieri.

Il rapporto di servizio di questi ultimi mette in moto il Pm Pistolesi, che dispone un incidente probatorio nel corso del quale la quattordicenne conferma tutto. Il resto è la storia della richiesta di rinvio a giudizio (maltrattamenti in famiglia e spaccio), dell’udienza preliminare e poi del processo, che praticamente si è svolto in una sola giornata.

Pesava come una pietra il racconto della figlia e c’era anche il padre, già compagno della donna con la quale però non conviveva, che si era costituito parte civile. Sono sfilati parenti e assistenti sociali, oltre che la nonna in difesa della donna, ancor giovane, sotto accusa. Poi la requisitoria del Pm con la richiesta della condanna-stangata. Inutilmente l’avvocato difensore, Ingrid Bonaviri, ha chiestol’assoluzione. La sentenza del tribunale chiude, almeno per ora, quella che pare veramente una storia di ordinaria follia.