Arezzo, 20 luglio 2018 - «Non vedo l’ora». Ha reagito così padre Graziano alla data dell’ultima spiaggia. Il 20 febbraio la sua vicenda sarà di fronte alla Cassazione: e a dargli la notizia è stato naturalmente il suo avvocato, Riziero Angeletti. Lo stesso che ce ne riferisce le reazioni. «Ne voglio uscire al più presto e pulito» . In realtà sa anche lui che stavolta più che uscire rischia seriamente di rientrare: rientrare in carcere, la porta che fatalmente lo aspetterebbe nel caso in cui anche il terzo grado dovesse confermare l’impianto accusatorio. E una sentenza che a quel punto sarebbe definitiva e non gli consentirebbe di continuare a vivere nel suo convento, dietro le mura e le spalle grosse dei premostratensi.

«Dobbiamo pregare insieme in vista di quell’appuntamento» ha anche detto al suo avvocato. Che però è chiamato ad una linea difensiva un po’ più tecnica. Ma Graziano è andato anche oltre il solito ottimismo. «Mi ha detto che anche in caso di condanna la verità verrà comunque a galla: perchè c’è chi la conosce, chi finora l’ha taciuta ma prima o poi verrà fuori per raccontarla. E confermerà la sua innocenza».

Infrangibile padre Graziano, almeno nelle reazioni. Ma lo è altrettanto la famiglia di Guerrina, che da febbraio aspetta ben altro: di vederlo in carcere, a scontare quella pena che il primo e il secondo grado hanno sostanzialmente confermato, insieme all’architrave dell’accusa formulata dal Pm Marco Dioni. 27 anni in primo grado e 25 in appello.

Come pensa la difesa di ribaltarli? «La Cassazione deve valutare non il merito ma la legittimità del provvedimenti sul piano processuale». Dunque offensiva sui nodi di punta nelle arringhe. «Gli sms erano riportati in fotografia senza possibilità di esaminare i cellulari e quindi controdedurre. Non è stata ammessa l’escussione dei sette testimoni sentiti con incidente probatorio: compreso il più importante, padre Hilary Okeke, il religioso amico di Graziano che ricevette l’sms dal telefonino di Guerrina. Ma l’incidente probatorio era stato fatto quando Gratien era ancora accusato di favoreggiamento e non di omicidio».

Poi Angeletti, insieme ai colleghi Zacheo e Novani, contesterà il rifiuto in aula a sentire quei testimoni che avevano dichiarato di aver visto Guerrina dopo le fatidiche 14.45 del delitto sulla Marecchiese e giudicati non probanti a fronte del tam tam mediatico. Scelte processuali che la difesa considera veri scivoloni: e proverà a farci perno per ribaltar e tutto e a quel punto ripartire da zero.

Liberando chi oggi è condannato per omicidio e occultamento di cadavere. E riaprendo la ferita di chi, persa la speranza di rivedere Guerrina, chiede solo di sapere perché.