Protesta Etruria
Protesta Etruria

Arezzo, 7 giugno 2019 - Sarà un giudice del tribunale di Siena a decidere sul falso in prospetto per le subordinate di Banca Etruria. E’ l’esito, un po’ paradossale perchè mai era accaduto prima, almeno a memoria di Palazzo di giustizia, della ricusazione che gli avvocati difensori degli imputati, l’ex presidente Giuseppe Fornasari, l’ex Dg Luca Bronchi e il direttore centrale dell’epoca David Canestri, hanno chiesto e ottenuto dalla corte d’appello per il Gup cui il caso era stato affidato, Fabio Lombardo.

Bene, di giudici del tribunale che abbiano le giuste caratteristiche non ce ne sono più. Nè all’ufficio Gip, né alla sezione penale, né al settore civile. Il presidente Chiara Galantino, dunque, ha dovuto alzare bandiera bianca e rivolgersi al presidente della corte d’appello Margherita Cassano, la stessa che aveva presieduto la corte dalla quale è stata sancita la ricusazione di Lombardo.

Lei è ricorsa quindi alla graduatoria infradistrettuale, cioè all’elenco di magistrati fuori di Arezzo ma appartenenti al distretto toscano che rientrano nella tipologia di giudice per questa situazione e ha alla fine designato il Gip di Siena Ilaria Cornetti, lunga esperienza alle spalle, una che in tema di scandali bancari, si è già occupata di alcune parti delle inchieste su Monte dei Paschi. Siena è infatti il tribunale cui da tabella si ricorre per primo quando c’è da colmare un vuoto ad Arezzo.

Il giudice sarà applicato ad Arezzo fin dal prossimo appuntamento del 13 giugno, giovedì prossimo, quando riprenderà l’udienza preliminare che Lombardo ha lasciato in fase quasi embrionale. La sua ricusazione, infatti, arrivò tra le questioni preliminari, dopo che erano state depositate in aula le richieste di costituzione di parte civile, un centinaio, soprattutto risparmiatori azzerati e loro associazioni.

In realtà, al Gup precedente le difese non imputano alcunchè sul piano personale, solo di essere incompatibile col caso per essersi già pronunciato, sempre nell’inchiesta per il falso in prospetto, sull’archiviazione degli altri indagati, fra cui papà Boschi, chiesta dalla procura. L’altro Gip Piergiorgio Ponticelli è più o meno nelle stesse condizioni, la terza, Angela Avila, è assegnata all’ufficio solo fino a settembre.

Ci sono poi i giudici penali che non hanno sufficiente anzianità e quelli civili cui manca del tutto l’esperienza penale. Un gran pasticcio insomma, risolto con l’applicazione di Ilaria Cornetti. Per lei sarà un impatto non facile con un caso che è tra i più complessi del groviglio Etruria.

L’ipotesi d’accusa è infatti che il direttore generale Bronchi, cui nell’aprile del 2013 il Cda aveva affidato l’incarico di redigere il prospetto destinato alla Consob relativo alle due emissioni di subordinate dell’estate e dell’autunno successivo, abbia presentato, in concerto col presidente Fornasari e con Canestri, un quadro non veritiero della situazione finanziaria di Bpel, con ciò ingannando i risparmiatori e i mercati che sottoscrissero i titoli finiti in fumo due anni dopo.

Ma davvero Consob non sapeva delle condizioni disperate di Etruria, come sostenuto dalla commissione per la borsa? Il recente annullamento delle sanzioni inflitte da Consob agli ex amministratori dà una carta in più alle difese. Che provano anche ad allungare il brodo per arrivare alla prescrizione, fissata al 2021. Non vicinissima, ma in un’inchiesta così delicata il tempo stringe.