Pietro Brocchi e Marco Grotti
Pietro Brocchi e Marco Grotti

Arezzo, 15 novembre 2019 - Piange Pietro Brocchi, già contitolare del Caffè dei Costanti. Piange di commozione mentre conferma lo scioglimento della coppia che per dodici anni ha gestito il più storico dei locali aretini. Sì, la società con Marco Grotti, anche lui con la voce che gli trema raccontando della fine di questa lunga avventura, è finita. Il barman più famoso e creativo di Arezzo è uscito, la coppia è scoppiata, Brocchi resta l’unico socio, il solo sul quale ricada la responsabilità di tenersi sulle spalle un caffè che è sì un pezzo di storia (è aperto dal 1810) ma che è anche in gravi difficoltà economiche.

Separazione consensuale, dicono entrambi, come si fa per un matrimonio ormai finito ma nel quale i coniugi restano amici. E tuttavia le divergenze che hanno portato al divorzio restano, pesanti come pietre. Grotti le riassume in due punti. Lui avrebbe voluto far causa a Ubi Banca, proprietaria dei locali dai tempi della riapertura del 2007, propiziata dall’acquisto allora fortemente voluto dal padre-padrone di Banca Etruria dell’epoca, Elio Faralli.

E’ stata Ubi, infatti, a far saltare la trattativa con i Nannini di Siena, altra storica famiglia del settore, opponendo il non gradimento al socio kazako, sulle origini del cui patrimonio non mancano i dubbi. Per la coppia Grotti-Brocchi una tegola in testa, perchè solo la cessione avrebbe consentito di uscire con i conti in regola dal Caffè, mentre così la situazione resta critica.

Marco, il creativo, non si è trovato d’accordo con la reazione posata, attenta alle possibili conseguenze di un’azione legale scelta da Pietro. E poi c’era dissenso forte anche sulle strategie per uscire dall’impasse. Con Grotti che pensava a nuove iniziative senza toccare il personale (i dipendenti sono una ventina), mentre Brocchi, da uomo concreto, voleva in primo luogo ridurre le spese, anche a costo di tagliare quattro o cinque assunzioni.

Alla fine, nel pieno di un autunno difficile che segna l’inizio della stagione morta che per le Stanze dura sette-otto mesi, troppi perchè il locale resti in attivo, la decisione di separarsi. Tutto, dunque, resta in mano a Brocchi, che conferma sostanzialmente le ragioni del divorzio e usa fra le lacrime parole molto amichevoli verso l’ormai ex socio: «Grande lavoratore, forza della natura, uomo di fantasia. Insieme abbiamo vissuto vent’anni di lavoro, dal Mirò al Martini Point e poi ai Costanti, ma così non si poteva andare avanti».

E’ la crisi del Caffè a non consentire di proseguire come se niente fosse: 100 mila euro di perdite l’anno, un milione di «buco», spese fisse che si mangiano ogni margine di guadagno, la crisi complessiva che non consente più di reggere con i profitti dell’estate, del sabato sera e dei week-end di Fiera (quando non piove) lo sbilancio delle giornate feriali, in cui gli incassi sono un decimo dei costi. Pietro Brocchi, 71 anni, ex bancario, le cifre le riassume mentre in un giovedì uggioso di pioggia ai tavolini delle Stanze ci sono non più di dieci persone che pranzano.

E’ un aspetto, simbolico, della difficoltà del centro storico, da piazza San Francesco in sù. Di uffici e di direzionale ce ne sono sempre meno, di residenti e di turisti, almeno nei mesi di stasi idem. Locali come i Costanti avrebbero bisogno invece di una città storica vissuta e frequentata. Quantomeno di qualche convenzione con enti pubblici e società private che garantisse entrate certe nei mesi morti, magari sotto forma di pasti agevolati.

Altrimenti restano solo due soluzioni: la chiusura o la pubblicizzazione, di cui però nessuno parla. E’ la stessa incertezza che attanaglia altri locali storici: il Pedrocchi di Padova è già pubblico, il Caffè Greco di Roma è stato appena sfrattato. L’inverno delle Stanze è appena cominciato