Il Pm Claudiani
Il Pm Claudiani

Arezzo, 7 luglio 2019 - Chi è il politico misterioso, «esponente comunale», come lo chiama Il Pm Andrea Claudiani nel suo decreto di perquisizione a carico di cinque indagati (ma altri restano ancora coperti), che avrebbe «intimato» all’assessore al bilancio Alberto Merelli, sotto accusa per concorso nel peculato di due consulenze dubbie da 440 mila euro, di far pressione sui revisori dei conti di Coingas perchè non facessero troppe storie? E’ la domanda che da quando si conosce il contenuto del decreto, anticipato anche dalla «Nazione», corre nei palazzi della politica e anche nelle stanze di palazzo di giustizia.

La risposta, però,l’hanno finora solo Claudiani, protagonista dell’inchiesta, la Digos, che svolge le indagini sul campo, e il procuratore capo Roberto Rossi. La questione è delicatissima, perchè il ruolo di questo personaggio senza nome non è ancora chiaro. Le parole ci sono e fin troppo chiare: «Se questa persona (il presidente del collegio Minetti Ndr) non intende fare questa cosa (far vedere «che gli asini volano» Ndr) dal momento che ce lo abbiamo messo noi...ci mettiamo un altro».

Però, spiega una fonte inquirente, bisogna capire bene il backgroud. Perchè non necessariamente una pressione come quella di cui sopra è reato. Se da parte di chi la fa non c’è consapevolezza dell’eventuale illecito collegato (le consulenze presunte fittizie) restano frasi innocue, per quanto sgradevoli. Se invece c’è consapevolezza di quanto è alle spalle, allora il tutto si trasforma in responsabilità penale.

Anche, forse soprattutto, da questo dipende lo sviluppo di un’inchiesta che potrebbe avere ancora risvolti clamorosi. Per capirlo meglio, servono anche la carte che per adesso restano secretate.

E’ certo, a questo punto, che gli avvocati difensori dello stesso Merelli, di Sergio Staderini, ex presidente, Franco Scortecci, presidente attuale, Marco Cocci, il commercialista beneficiario di un incarico da 140 mila euro, e Mara Cacioli, dipendente Coingas richamata dalla pensione per la bisogna, faranno ricorso contro i sequestri delle perquisizioni al tribunale del Riesame. Arezzo e non Firenze perchè non è in gioco la libertà personale.

Lo scopo è appunto non tanto di ottenere un verdetto, quanto di produrre il deposito di una parte almeno della documentazione in mano alla procura. Lì ci potrebbero essere le chiavi per capire meglio sia il ruolo degli indagati perquisiti che di quelli ancora coperti. Per ora comunque, dopo una settimana tempestosa, l’inchiesta sembra avviata a qualche giorno di bonaccia.

La Digos è al lavoro per interpretare carte, file di computer e di smartphone sequestrati. Poi il prossimo passo potrebbe essere la convocazione dei perquisiti in procura perchè rendano interrogatorio. Un passaggio abbastanza scontato ma non imminente: in molti danno per probabile che si slitti a settembre, dopo le ferie.

Il caso Coingas, insomma, sembra destinato a diventare il tormentone che accompagnerà, dopo la Grande Bonaccia di agosto, la ripresa dell’attività politica e giudiziaria. Con le elezioni comunali che ormai sono quasi dietro l’angolo. Si vota in primavera e nessuno è in grado di anticipare quali effetti potrà avere per allora un’indagine esplosa clamorosamente sotto l’afa di un luglio micidiale. Basata su accertamenti e soprattutto intercettazioni telefoniche in libertà fra protagonisti che tutto probabilmente si aspettavano meno che di essere finiti nel mirino della giustizia.