Alessandro Ghinelli
Alessandro Ghinelli

Arezzo, 20 luglio 2019 - «Non ritiene opportuno rassegnare le sue dimissioni?»: la parola del giorno risuona in un’aula di consiglio comunale «sold-out» come mai si era vista a luglio. Risuona alle 15.28. E la prima responsabilità se la prende il consigliere dei Cinque Stelle Paolo Lepri, seguito a ruota dalle «truppe» del Pd e da Francesco Romizi. Al centro, atteso dalle telecamere come neanche all’insediamento della giunta, il sindaco Ghinelli: corrucciato.

«So che non sarete soddisfatti di come vi risponderò» premette profetico. E infatti è così: ma intanto il silenzio in commissione è seguito da un lungo intervento scritto. La sintesi? E’ intervenuto davvero per arrivare all’approvazione del bilancio Coingas, «ma nell’interesse dei soci e alla luce del comportamento errato dei revisori dei conti, che invece di dare parere favorevole o sfavorevole sull’approvabilità hanno rimandato il tutto all’assemblea».

Lo hanno rimandato, spiegherà subito dopo, «indicando che alcune delle spese per le consulenze non erano intrinsecamente corrette»: niente da eccepire su questa valutazione «ma senza che questo confluisse in un sì o in un no». «Un comportamento errato» precisa (come fa spesso) chiamando in causa l’assessore Merelli ieri assente («evidentemente non aveva la serenità per venire» spiega) «perché decidono di non decidere» e questo secondo la ricostruzione dell’assessore che lui («ingegnere e non commercialista») fa sua non è consentito.

Quindi a quel punto le famose pressioni sui revisori, «gli incontri e le richieste che l’assessore mi riferisce di aver fatto», fino all’intervento suo, che non nega. «Si è concretizzato solo su questo punto: nel cercare di ottenere l’approvazione del bilancio nell’esclusivo interesse pubblico, mi si riferiva che contabilmente la posizione dei sindaci era errata e il loro non prendere posizione generava uno stallo potenzialmente dannosissimo per la collettività».

E’ questo lo spazio nel quale si posiziona la famosa frase delle intercettazioni che Romizi aveva letto in aula e cioé che «se questa persona non intende fare questa cosa...e dal momento che ce lo abbiamo messo noi...si dice schiodati e ci si mete un altro...»? Sembra proprio di sì ma in quello che Ghinelli disegna come un contesto diverso.

Lo disegna con prudenza e dopo aver parlato con i suoi avvocati. «Non so se sono indagato, non voglio intralciare le indagini nè dire cose che un domani potrebbero portare ad una mia responsabilità personale». Lo disegna ricordando il parere favorevole della società esterna di certificazione «e di un legale di diritto amministrativo, noto per la sua capacità riconosciuta da tutte le amministrazioni», e cioè l’avvocato Stefano Pasquini.

Aggiunge anche, sempre citando le indicazioni di Merelli, «che il criterio di un voto corretto è quello sulla veridicità: il bilancio deve riportare poste ai quali corrispondano entità economiche contabilizzate in quell’anno. A prescindere da eventuali dubbi sulla congruità della spesa». Congruità che invece potrebbe portare ad un’azione per il recupero delle somme.

«Noi siamo parte lesa» esplicita a fine seduta in un’intervista a Teletruria, uscendo dal testo della famosa lettera. Mentre in consiglio prova a spezzare la solitudine. «Il bilancio di Arezzo Fiere era in passivo, e non in attivo, di 4 milioni e mezzo: è stato approvato all’unanimità, malgrado uno dei soci avesse richiesto chiarimenti sulle consulenze e con l’ok anche della Regione».

Lo dice a nuora, suocera e parenti possibili. «Credo di aver ben operato e di essere in buona compagnia». Invece dell’applauso scattano i «fischi» dell’opposizione: beh, non lo aveva previsto che non sarebbero stati contenti?