Francesco Macrì
Francesco Macrì

Arezzo, 16 luglio 2019 - Erano stati facili profeti quelli della Digos a prevedere, nell’informativa del 5 aprile anticipata ieri dalla Nazione che c’era già allora sul caso Coingas grande fibrillazione politica «per l’effetto a catena che potrebbe coinvolgere anche l’amministrazione comunale e i vertici di Estra». Infatti, l’inchiesta del Pm Andrea Claudiani colpisce, dopo l’assessore Alberto Merelli (perquisito per concorso in peculato) e il sindaco Alessandro Ghinelli, indagato per favoreggiamento, un altro birillo eccellente come Francesco Macrì, presidente appunto di Estra.

Pure lui è inquisito ma per abuso d’ufficio. Iscritto nel registro degli indagati insieme agli altri, da settimane, anche se la notizia è trapelata soltanto ieri mattina. Insieme ai nomi degli ultimi indagati ancora coperti dal segreto: l’avvocato Stefano Pasquini, che firmò il parere di congruità delle consulenze da 440 mila euro (favoreggiamento), e l’avvocato Ettore Rason, dello studio Rason Olivetti destinatario di una serie di incarichi per oltre 300 mila euro (concorso in peculato).

Secondo l’ipotesi d’accusa delineata dalla Digos, ma in procura ci vanno prudenti e spiegano che come per il sindaco è una posizione tutta da chiarire, Macrì sarebbe stato il regista dell’affido delle consulenze, in particolare quella di Olivetti Rason, nonchè il vero dominus di Coingas, su cui aavrebbe regnato per interposta persona.

«E’ evidente - scrive ancora la Digos nella nota del 5 aprile - come l’amministrazione comunale (sindaco Ghinelli e e assessore Merelli), la dirigenza di Estra (Macrì) ed il vecchio amministratore Staderini abbiano nominato quale nuovo amministratore Franco Scortecci per tentare di sanare la gestione amministrativa dello Staderini». Cioè risolvere anche la grana delle consulenze. In particolare c’è la questione dell’incarico a Rason, per il quale «si può avanzare l’ipotesi per cui Coingas, a seguito di un accordo tra Macrì e Staderini, abbia pagato alcune spese fatte da Estra. Tra queste quella per l’ingresso in Borsa, a favore dello studio Rason».

Insomma Estra avrebbe commissionato e poi Coingas avrebbe liquidato le notule. Perchè? La spiegazione della Digos punta il dito sul rapporto fra Merelli eMacrì: «E’ notoria la forte influenza che il Macrì ha sempre esercitato su Coingas, sia direttamente che attraverso Alberto Merelli, legato al Macrì da una storia politica comune fin da An». E ancora «Macrì controllerebbe le sedute assembleari di Coingas attraverso la presenza dell’avvocato Rason e della segretaria di ques’ultimo».

Di qui tentativi che si intrecciano in maggio e giugno per risolvere l’impasse dei revisori dei conti che recalcitrano ad avallare le consulenze. «La situazione del c.. che ha creato il Minetti (presidente dei revisori Ndr)», come sintetizza Mara Cacioli il 23 maggio. «La Cacioli- chiosa l’informativa - si muove in parallelo con il Macrì che sta agendo verso la stessa direzione e anzi ne è probabilmente il regista».

Obiettivo piegare i revisori e arrivare a un’assemblea dei soci tranquilla in cui nessuno sollevi il caso. Si giunge così alla riunione nello studio Olivetti Rason in cui la contabile di Coingas perquisita dice all’avvocato che le consulenze sono «aria fritta», provocandone lo l’ira: «Ringrazi che è donna, se no l’avrei presa a calci».

Tutto raccontato nella telefonata che lo stesso Rason e Macrì si fanno il 31 maggio e a proposito del quale la Digos annota non solo la «confidenza» fra i due ma anche «l’arroganza di Macrì che fa mostra di essere il padre padrone di Coingas, potendo disporre a piacimento della sua gestione». Era davvero così? Lo chiarirà il prosieguo dell’inchiesta. Il presidente di Estra nega.