Il Pm Claudiani
Il Pm Claudiani

Arezzo, 18 luglio 2019 - Temevano il rischio della messa in liquidazione di Coingas e quindi il pericolo che venissero rimessi in discussione i patti parasociali di Estra, quelli secondo i quali alla società aretina tocca di nominare il presidente, nel caso specifico Francesco Macrì. Ecco, secondo l’informativa Digos del 27 maggio, inviata al Pm Andrea Claudiani, uno dei motivi delle manovre che per settimane e settimane si erano intrecciate intorno al bilancio di Coingas e al come farvi rientrare le famose consulenze per 440 mila euro che hanno dato il via al ciclone giudiziario.

«Il Merelli (l’assessore al bilancio e alle partecipate perquisito per concorso in peculato Ndr) - scrive la Digos - sottolineava(con il collegio dei revisori Ndr) che a fronte di un giudizio negativo dei sindaci revisori, lui, quale rappresentante del Comune di Arezzo - non avrebbe fatto approvare il bilancio, determinando la possibile messa in liquidazione di Coingas Spa».

L’assessore indagato, che di lavoro fa il commercialista, sapeva bene quali potevano essere le conseguenze di un conto consuntivo non approvato: la possibilità che qualcuno dei soci (e qui ci sono più trenta comuni di vario orientamento politico) chiedesse al tribunale delle imprese di Firenze di liquidare la cassaforte in cui sta il 25 per cento di Estra, ossia una delle quote di controllo, insieme a quelle di Intesa (Siena) e Consiag (Prato).

«Tale circostanza - chiosa la Digos - sarebbe foriera di conseguenze rilevanti anche su Estra Spa perchè verrebbero meno i patti parasociali...riverberandosi anche sui rapporti di forza all’interno...determinando una possibile perdita di potere anche in Macrì Francesco». In questo quadro nasce la strategia per far fronte alla situazione, riferita dalla Digos in un’altra informativa, sempre del 27 maggio, e di cui sarebbero a conoscenza il presidente Franco Scortecci (perquisito per abuso d’ufficio e favoreggiamento, il sindaco Ghinelli (indagato per favoreggiamento) e Merelli: il parere di congruità chiesto all’avvocato Stefano Pasquini (indagato per favoreggiamento) che dovrebbe servire a superare le perplessità dei revisori sulle consulenze.

A proposito degli incarichi, lo studio Rason Olivetti ne aveva sei da 39 mila euro ciascuno (tutti sotto la soglia Anac che impone la gara d’affido), tre dei quali avevano una particolarità: erano divisi in quattro rate da 13 mila euro, con un esborso annuo, dunque, di 52 mila euro. Solo in uno risulta una correzione a penna a 9.500 euro.

Per mesi nessuno nota niente, alla fine se ne accorge Scortecci che ottiene dallo studio Rason una nota di credito da 52 mila euro in restituzione delle somme «indebitamente percepite», come scrive l’informativa. Le due consulenze con pagamento in parte tornato indietro riguardano la prima un incarico generale di assistenza e consulenza legale, l’altro l’assistenza all’amministratore unico di Coingas