Arezzo, 13 giugno 2018 - Una mattinata intera a difendersi dalle accuse di bancarotta che la procura gli contesta per i crediti concessi da Etruria nel periodo in cui lui ne era al timone come direttore generale. Luca Bronchi occupa ancora una volta l'intera udienza del processo col rito abbreviato davanti al Gup Giampiero Borraccia. E gran parte di questo tempo se ne va nella difesa per il caso più clamoroso di tutti, quello dello Yacht di Civitavecchia.

Avevamo tutte le garanzie di Privilege Yard, la società costruttrice del panfilo, spiega l'ex Dg, l'operazione di erogazione dei finanziamenti è stata perfettamente regolare. Se poi Privilege ha truccato le carte, come risulta dall'inchiesta della procura di Civitavecchia e dall'udienza preliminare in corso, le banche, a cominciare da Bpel, sono parti offese e non protagoniste. Secondo Bronchi insomma non è un caso da bancarotta.

L’ex Dg  si ricala l’elmetto e torna in trincea nell'aula in cui è uno dei grandi accusati. Accade nel giorno in cui anche gli azzerati tornano protagonisti. Stamani una delegazione di quelli del «Salvabanche», l’associazione di Letizia Giorgianni ormai lanciatissima in politica, è rimasta di vedetta davanti a Palazzo di giustizia proprio per protesta contro l’ex direttore generale. E ieri la Federconsumatori ha rilanciato la sua offensiva nei confronti di Price Waterhouse, la società di revisione (un gigante mondiale) che certificava i bilanci dell’istituto aretino.

Ci sono ben 1800 firme di risparmiatori beffati sotto l’azione legale pronta a partire davanti al tribunale delle imprese di Milano. Ma ripartiamo da Bronchi, alla seconda giornata nella fossa dei leoni dell’interrogatorio da imputato. Stamani a condurre il gioco sono stati ancora una volta i suoi avvocati difensori, Antonio Bonacci e il milanese Carlo Baccaredda Boy. Il 29 maggio l’ex dg era rimasto sulle generali, scegliendo la linea dello scatto d’orgoglio: io la banca non l’ho affossata, ma almeno fino all’ispezione di Bankitalia del 2010 l’ho risanata.

Oggi è entrato nel dettaglio dell’infinita serie di capi d’accusa che il pool dei Pm di Etruria gli contesta. E dunque i 25 milioni che Etruria ha perso nell’affare Yacht, il panfilo più grande del mondo la cui carcassa è rimasta per anni ad arrugginire nel porto di Civitavecchia, i finanziamenti Sacci (contestati però solo all'ex presidente Giuseppe Fornasari), erogati a un consigliere d’amministrazione di Bpel come Augusto Federici, 60 milioni andati in gran parte perduti, il caso San Carlo Borromeo, il relais di lusso voluto dal guru Armando Verdiglione, che secondo i calcoli del liquidatore Giuseppe Santoni alla banca è costato un’altra ventina di milioni, l’intrico dei crediti concessi al finanziere trentino Alberto Rigotti, grazie ai quali lui riuscì a sanare la sua esposizione con Etruria e a votare come consigliere nella drammatica seduta in cui (anche col suo consenso) fu detronizzato il vecchio padre-padrone Elio Faralli, sostituito da Giuseppe Fornasari.

Per quanto trapela dall'udienza, Bronchi ha venduto cara la pelle, difendendosi punto per punto. Sullo Yacht ha detto che si trattò di un normale finanziamento, condiviso peraltro col gotha del sistema creditizio nazionale, da Intesa a Unicredit e a Mps, che in tutto bruciarono nell’affare circa 100 milioni.

Per quanto riguarda la San Carlo Borromeo, l’ex dg si era già in parte giustificato nell’ultima udienza, ricordando che se errori vi furono li commisero i dirigenti della sede di Milano. Comunque, ha ribadito, anche un’ipoteca di quarto grado, come era quella sul relais, bastava a coprire la banca. Questa puntigliosa esposizione sofferenza per sofferenza (sono tutte contestate come ipotesi di bancarotta fraudolenta) si è portata via l’intera giornata. A quel punto il controinterrogatorio della procura è slittato al 19 giugno, martedì prossimo.

Di certo, la procura muoverà all’assalto con l’artiglieria pesante: in aula ci dovrebbero essere tre Pm, come la volta scorsa: Andrea Claudiani, Julia Maggiore e Angela Masiello. Ognuno con un suo settore d’intervento. E’ il cuore del processo col rito abbreviato dinanzi al Gip Giampiero Borraccia: qui si gioca il destino della bancarotta Etruria.