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Arezzo, 13 luglio 2016 - “L’aumento ratificato dall’assemblea dell’Autorità Idrica Toscana è sconsiderato, inopportuno, ingiustificato e ingiustificabile. Anche i Sindaci, che siedono in assemblea, ne sono corresponsabili e ne dovranno rispondere di fronte a cittadini e imprenditori, già vessati da tariffe più care qui che altrove”. Lo afferma la presidente regionale e provinciale di Confcommercio Anna Lapini, che a giugno aveva esortato i primi cittadini della provincia, Arezzo in primis, “a coordinarsi meglio per tutelare gli interessi delle loro comunità e a fare chiarezza sui costi e sugli investimenti programmati, con l’obiettivo di ridurre le tariffe senza toccare l’efficienza del servizio”. 

 

L’aumento proposto da Nuove Acque, ente gestore del servizio, e approvato dall’Autorità Idrica, sarà “spalmato” su quattro anni da ora fino al 2019. “Sarà di poco meno del 4% nel primo anno, poi arriverà quasi al 5%”, anticipa Anna Lapini, “è vero, il massimo consentito per gli aumenti è del 5,5% annuo, quindi dovremmo addirittura ringraziare Nuove Acque per essersi accontentata di mezzo punto percentuale in meno. Peccato però che i costi operativi per abitante da noi siano molto più alti della media nazionale: 130 euro contro le circa 100 del resto d’Italia. E non si sa per quale motivo. In più, oltre agli aumenti, nei prossimi anni ci ritroveremo addebitati in bolletta anche dei costi aggiuntivi per fantomatiche “partite pregresse” e conguagli, per un importo totale di 8 milioni di euro da ripartire fra tutti gli utenti. Neppure di fronte a questi dati i Sindaci hanno pensato di fare il loro dovere chiedendo spiegazioni in nome e per conto dei loro concittadini”.

 

“È mai possibile”, prosegue la presidente, “che non ci siano miglioramenti da fare nel sistema  di gestione dell’acqua pubblica? Eppure, quando i conti non tornano, nelle imprese si passa prima di tutto  a razionalizzare le spese interne, non certo ad aumentare i prezzi ai clienti.”.

 

“Aumentare i costi fissi per le imprese non significa solo erodere ancora di più il loro margine di profitto, già molto ridotto in questi anni di crisi e contrazione dei consumi, ma significa anche annullare risorse per la crescita dell’economia locale e per lo sviluppo dell’occupazione. Anche di questo i Sindaci dovranno rispondere”, chiude la presidente di Confcommercio Toscana.