Enrico Desideri (a sinistra) con il governatore della Toscana Enrico Rossi
Enrico Desideri (a sinistra) con il governatore della Toscana Enrico Rossi

Arezzo, 17 gennaio 2019 - Alla fine l’incontro è stato anche cordiale, nei limiti delle richieste non in sintonia con le reciproche competenze istituzionali. Il presidente della Regione, Enrico Rossi, ha persino promesso ai sindaci dei capoluoghi di area vasta, nominerà presto i primari vacanti. E che darà una risposta alle esigenze di ristrutturazione degli ospedali. «Completeremo - ha rivelato Rossi, dopo l’incontro con i tre sindaci De Mossi, Ghinelli e Vivarelli Colonna - le nomine dei vertici di unità operative ed Estar, così come richiesto dal sindaco di Arezzo».

L’argomento dell’incontro era il nome del nuovo direttore dell’Asl, il successore di Desideri... «Ho spiegato ai tre sindaci che esistono sedi deputate a raccogliere le istanze dei territori. La conferenza dei sindaci dell’Asl è convocata per il 25 gennaio, lì ascolteremo le esigenze delle tre province».

Ha già in testa un nome?
«Mi faccia dire, come premessa, che avrei prorogato molto volentieri Enrico Desideri alla direzione generale. Ma i miei uffici e diversi pareri tecnici mi hanno confermato che non era più possibile confermarlo, termini scaduti. Non è più come un tempo: esistono procedure rigorose per selezionare un dg. Non sceglie solo il presidente».

D’Urso in pole position?
«I sindaci hanno manifestato la loro preferenza per un nome. Antonio D’Urso è uno dei direttori di cui ho stima.Ma non ho ancora scelto. E prima ascolteremo con attenzione il territorio».

Arezzo, Siena e Grosseto preferirebbero l’attuale direttore amministrativo Francesco Ghelardi? E hanno sottolineato la scadenza elettorale della Regione, la fine del suo mandato?
«Nessuno può prevedere il futuro né che colore politico avrà la Toscana. Se avessi potuto prorogare Desideri lo avrei fatto. Ghelardi è un nome che può aspirare alla direzione generale dell’Asl, così come il direttore sanitario Simona Dei. Ma la scelta non c’è ancora».