Andrea Moretti
Andrea Moretti

Arezzo, 12 febbraio 2019 - Mentre Andrea Moretti, dell’omonima dinasty del vino e della moda, torna libero, sia pure con alcune misure cautelati minori, dopo due mesi e più di arresi domiciliari, si affaccia per lui una nuova grana giudiziaria. La procura, nella persona del procuratore Roberto Rossi, chiede la confisca di beni per 4 milioni, come conseguenza di una serie di sentenze per reati fiscali già passate in giudicato e nelle quali appunto si accertano mancati versamenti di Iva e di contributi per tale cifra.

Il caso va davanti al giudice, in questo caso dell’esecuzione, Gianni Fruganti il giorno di San Valentino, giovedì prossimo 14 febbraio, ma gli avvocati difensori, Niki Rappuoli e Roberto Cordeiro Guerra, sono già pronti a dare battaglia: in realtà, dicono, in sede di concordato con adesione davanti all’agenzia delle entrate, tali somme sono state ridimensionate a un decimo, 400 mila euro.

Intanto, Moretti jr si gode il primo giorno fuori dalla prigione dorata della sua villa di Campogialli (in passato appartenuta all’ex presidente dell’Arezzo Narciso Terziani) che il Gip Piergiorgio Ponticelli gli ha concesso accogliendo l’istanza di remissione in libertà presentata dalla difesa, con parere favorevole del Pm Marco Dioni. Gli restano due incomodi: l’interdizione dalle cariche sociali, che gli impedisce di assumere ruoli ufficiali nel gruppo, e l’obbligo di dimora, con tanto di firma dai carabinieri.

La fine dei domiciliari il figlio del re del vino Antonio Moretti se la è conquistata con l’interrogatorio fiume di mercoledì scorso, nel quale ha dato la sua versione sull’accusa di autoriclaggio contestata a lui, al padre (pure lui ai domiciliari insieme ai collaboratori Marcello Innocenti e Paolo Farsetti), alla moglie, alla madre, ai fratelli, alla sorella e alla zia, tutti interdetti.

La spiegazione di Moretti Jr è complicatissima e semplice al tempo stesso: i 25 milioni sequestrati dal Gip come provento di autoriciclaggio, cioè di riutilizzo di risorse provenienti da altri reati, sono in realtà il risultato di alcune fortunate operazioni immobiliari attorno all’outlet di lusso di Reggello The Mall, effettuate con i soldi del finanziere Stefano Roma, pure lui indagato.

In sostanza con 7,5 milioni di Roma, i due soci acquistano i terreni sui quali si amplia l’outlet e vi costruiscono gli immobili dei negozi, controllati dalle società The Mall Re e The Castle, che verranno rivendute al fondo La Torre Sgr con un guadagno netto di 17 milioni spartiti fra Roma eMoretti Jr. Altri due milioni, sempre di Roma, vanno all’acquisto dell’azienda agricola La Loggia, i cui terreni sono una possibile area di espansione dell’outlet, e a quello dello storico caffà Rivoire di Firenze. Ambienti vicini alla difesa Moretti non negano poi che ci siano stati reati fiscali come l’emissione di false fatture, ma sfuma, spiegano, l’accusa principale, cioè il riciclaggio.