Arezzo, 11 settembre 2018 - NON SARÀ LO STREAMING in diretta tv la grande novità del processo sulla tragica fine di Martina Rossi, con i due ragazzi di Castiglion Fibocchi ancora accusati di averne provocato la morte mentre cercava di sfuggire a un tentativo di violenza sessuale. I due testimoni danesi che dovevano essere sentiti in videoconferenza sono stati rintracciati e sono pronti a presentarsi, ma lo faranno in un'aula del loro paese con le modalità tradizioni: domande per iscritto, quelle che le parti avevano già concordato a luglio, e un verbale che poi i giudici locali trasmetteranno ad Arezzo.

Si torna in udienza lunedì prossimo e per allora dovrebbe essere annunciata la data dell'audizione. Importante perchè teoricamente le parti del processo (imputati, avvocati, parte civile, cioè i genitori, Pm, possono parteciparvi con una trasferta in Danimarca a loro spese, ma senza la possibilità di porre domande che inteferiscano nella procedura gestita dalla magistratura del paese.

Finora, ahinoi, l’unico streaming che aveva dominato le cronache dell’estate è stato quello che non funziona nelle cronache delle partite di serie A di cui ha l’esclusiva l’ultimo arrivato Dazn.La giustizia non ha avuto più fortuna: difficoltà tecniche nell'organizzare la diretta che hanno consigliato di vitare verso la rogatoria tradizionale, come richiesto anche dal rappresentante danese in Eurojust, l'organismo continentale della giustizia.

Comunque adesso una cosa è ufficiale: Il padre (Jens Larsen) e la figlia, che occupavano la stanza d’albergo accanto a quella in cui all’alba del 3 agosto 2011 si dipanò la tragedia di Martina, sono stati rintracciati e se sono disponibili a ripetere quanto avevano già detto nel corso delle indagini preliminari, che teoricamente non vale nel processo.

IN AULA non si sono potuti presentare, anche se teoricamente era possibile: lo stato avrebbe dovuto assumersi le spese del viaggio ed è un periodo ipotetico del terzo tipo, ovvero dell’irrealtà. Restavano gli altri due scenari che la corte, presieduta da Angela Avila, aveva delineato nell’ultima udienza pre-ferie: il collegamento in diretta streaming appunto con un ufficio giudiziario danese nel quale i due testi vengano invitati a presentarsi (per il tribunale è la scelta prioritaria) oppure la rogatoria classica: le domande concordate a luglio fra le parti e la corte che vengono trasmesse per iscritto ai giudici locali, loro che le girano a padre e figlia, il verbale che torna fino ad Arezzo, sempre per iscritto. Alla fine il tribunale ha optato per quest'ultima.

Cancellate le udienze previste a partire da venerdì nella sola aula attrezzata per le videoconferenze,quella di Perugia che già in passato ha ospitato pentiti di mafia o di terrorismo e altri testimoni protetti che parlavano direttamente dal carcere o da località segrete. E' un'altra conferma dell'impossibilità di andare in diretta streaming.

MA PERCHÈ il racconto dei due danesi viene considerato così fondamentale dalla pubblica accusa? I turisti di allora, ospiti pure loro dell’Hotel Santa Ana di Cala Mayor a Palma di Maiorca, sono gli unici che parlano di un urlo di- sumano (per Roberto Rossi è quello di Martina che precipita dopo aver perso la presa mentre tenta di scavalcare la ringhiera per salvarsi) e poi un rumore precipitoso di passi per le scale. Sempre nello scenario della procura, è Alessandro Albertoni che scende a precipizio (Luca Vanneschi prese l’ascensore).

Ma se così fosse, cadrebbe la versione dei due castiglionesi, secondo i quali nella stanza 609, al momento in cui Martina cade (o si butta) c’era solo Vanneschi, perchè Albertoni era corso a chiedere aiuto alle amiche di lei dopo i primi segnali di squilibrio. E se c’è un pezzo di verità che non regge, è tutta la difesa dei ragazzi che vacilla. E allora suicidio o tentativo di stupro finito male? La sentenza si avvicina. Forse già fra Natale e l’inizio del nuovo anno.