Roberto Rossi
Roberto Rossi

Arezzo, 22 ottobre 2020 - Era così scontato che avreste potuto scommetterci la casa senza rischiare neppure un po’. Comunque adesso c’è l’ufficialità: il procuratore Roberto Rossi ha chiesto tredici rinvii a giudizio per il caso Coingas-Multiservizi e tra loro c’è anche il sindaco Alessandro Ghinelli, appena rieletto, che oggi affronta il suo primo consiglio comunale.

Con lui l’assessore appena confermato al bilancio, Alberto Merellli, il presidente autosospeso di Estra Francesco Macrì, pezzo da novanta di Fratelli d’Italia ad Arezzo e non solo ad Arezzo, il consigliere comunale, anche lui rieletto il 20 e 21 settembre, Roberto Bardelli nonchè il presidente di Arezzo Casa, Lorenzo Roggi, area Casa Pound. E sono solo alcuni dei nomi più noti.

Le richieste di rinvio a giudizio, che trasformano gli indagati in imputati, sono state depositate ieri alla cancelleria dell’ufficio Gip e sono sostanzialmente la copia conforme degli avvisi di chiusura indagine di metà giugno. Non poteva che essere così del resto: tutti gli accusati meno uno, Luca Amendola, presidente di Multiservizi, la partecipata dei cimiteri, avevano rinunciato agli atti previsti dalla legge (interrogatori e memorie) che avrebbero teoricamente potuto convincere Rossi, che ha ereditato l’indagine del collega Andrea Claudiani, cui si deve la firma degli avvisi di chiusura indagine, a non esercitare l’azione penale nei loro confronti. Una scelta precisa, che dava per certa la decisione della procura di procedere e cercava di evitare altresì danni in itinere: parole di troppo, cioè, che domani, nelle fasi successive, potevano ritorcersi contro chi le aveva pronunciate.

Resta solo, dunque, la ricostruzione d’accusa, che per un minimo di completezza richiederebbe un intero giornale. Schematizzando al massimo, la procura ipotizza che 400 mila euro di consulenze affidate da Coingas a due professionisti fossero fittizi. Contestazione che è costata il peculato all’avvocato Pier Ettore Olivetti Rason (300 mila euro di incarichi), al commercialista Marco Cocci (100 mila euro) e a Sergio Staderini, ex amministratore di Coingas, il vero convitato di pietra dell’inchiesta, con le sue registrazioni, capite di nascosto agli interlocutori (sindaco compreso) e riversate nel Pc di casa, dove le ha ritrovate la Digos.

Si aggiungano poi le intercettazioni telefoniche, con le frasi colorite pronunciate da Ghinelli, Merelli e altri, che hanno fatto pensare i Pm a un tentativo di insabbiare. Con accusa di favoreggiamento ancora per il sindaco, per l’attuale amministratore di Coingas, Franco Scortecci, per la contabile richiamata dalla pensione, Mara Cacioli, e per l’avvocato Stefano Pasquini. Ghinelli e Merelli devono rispondere poi di abuso d’ufficio perchè le consulenze avrebbero danneggiato gli altri comuni soci di Coingas.

Ma questo è solo il primo capitolo. C’è poi la storia, emersa dalle registrazione di Staderini, del racconto che Bardelli fa al sindaco e allo stesso ex amministratore di un presunto patto fra lui e Luca Amendola: avrebbe appoggiato la sua nomina a Multiservizi in cambio dell’aiuto (poi negato) a ottenere un prestito bancario. Per la procura è corruzione: Amendola corruttore, Bardelli e Roggi i corrotti. Ghinelli il favoreggiatore.

Infine l’ultimo capitolo: la nomina di Macrì a presidente di Estra, che sarebbe avvenuta forzando il divieto per i consiglieri comunali di assumere incarichi in società pubbliche senza una pausa. Anche questo è un retroscena che viene alla luce dal files Staderini. Abuso d’ufficio a Ghinelli e allo stesso Macrì. Inutile dire che il sindaco si dice tranquillo e innocente. Idem per gli altri. Udienza preliminare dal Gip fra febbraio e marzo, Covid permettendo.