Enzo Boschi
Enzo Boschi

Arezzo, 23 dicembre 2018 - Un po' botolo ringhioso lo era, Enzo Boschi. Carattere forte, determinazione inossidabile, cervello finissimo. Una capacità di resistere alle avversità che aveva dimostrato fin da giovanissimo. Frequentava il liceo scientifico Francesco Redi, era uno de i prediletti del celebre professor Alberto Fatucchi e sognava un futuro da architetto.

Nell’estate tra la quarta e la quinta liceo le conseguenze di un incidente in Lambretta sulle strade della città gli resero inservibile il braccio destro. Una prova difficilissima, a 18 anni. Ha dovuto imparare a scrivere con il sinistro e senza poter più disegnare ha spostato la sua attenzione dell’architettura allo studio dei misteri della terra e delle sue vibrazioni. Ma non è stata questa l’unica prova difficile della sua vita.

Il professor Enzo Boschi, classe 1942, geofisico di fama internazionale, è morto ieri a Bologna. I funerali si svolgeranno domani nella chiesa di San Paolo Maggiore, in pieno centro storico petroniano. Da qui, in fondo, se n’era andato giovane per frequentare l’università di Bologna, facoltà di fisica. Dopo aver proseguito gli studi in Inghilterra, Francia e Stati Uniti è diventato professore ordinario di sismologia all’università di Bologna nel 1975.

Tantissimi gli incarichi che ha rivestito in tema di vulcani e terremoti: il più importante alla guida dal 1999 a 2011 dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Proprio in quegli anni, con Luigi Lucherini sindaco, lasciò una traccia indelebile nella città con l’apertura di una sede distaccata dell’Ingv, l’Osservatorio sismologico che adesso è a Villa Severi.

«Un grande segno di amore per la sua città – ricorda Lucherini – una persona di altissimo livello che ho saputo apprezzare nelle occasioni in cui ha visitato la città». Il sindaco Alessandro Ghinelli si commuove pensando di averlo saputo nel luogo in cui meno se lo aspettava, nella sala Nervi del Vaticano durante l’udienza pontificia riservata alla protezione civile, di cui Ghinelli è delegato per l’Anci: «Ho conosciuto e collaborato con il professor Boschi durante il mio lavoro sul rischio sismico all’Università di Firenze e ho potuto apprezzarne l’estrema professionalità e competenza in una materia, quella della sismologia, della quale è stato senza dubbio tra i massimi esperti.

Il mondo della ricerca perde oggi un grande studioso e ricercatore il cui lavoro ha contribuito in maniera determinante a far progredire le conoscenze in un settore, quello della geofisica, estremamente delicato e di grande rilevanza in particolare per un Paese come il nostro, del quale purtroppo conosciamo la vulnerabilità sismica. La città lo ricorda con orgoglio e riconoscenza».

L’altra prova difficile Enzo Boschi l’aveva vissuta in anni più recenti. Dopo il terremoto dell’Aquila del 2009, fu processato con l’accusa di omicidio colposo per aver dato «rassicurazioni infondate alla popolazione». Nel 2012, in primo grado, venne condannato a sei anni di reclusione. Nel 2015 la Cassazione confermò la sentenza di assoluzione formulata in Appello. Nemmeno una macchia nella grande storia di un aretino vulcanico.