Arezzo, 15 aprile 2018 - Le pulci sono diventate un gigante. Detto così fa un po’ senso ma è difficile dirlo in altro modo. Perché il mercatino (altro diminutivo sprecato) viaggia lasciando dappertutto orme profonde. 62 di piede, avrebbe detto Verdone nella sua celebre gag. Oggi il gran ritorno al Palaffari: 750 banchi.

E potevano essere tranquillamente mille, se non fosse stata fatta la scelta di evitare l’assembramento totale. Banchi in parte sorteggiati, con il criterio più casareccio del mondo. Gli organizzatori, in testa la «regina delle pulci» Silvia Ciarpaglini, hanno deciso di non privilegiare più i primi al traguardo. I protagonisti del delirio. Perché nel giorno di apertura delle iscrizioni c’è gente in coda per ore pur di strappare il posto preferito.

«Parecchi arrivano alle 11 – spiega Silvia – per registrarsi solo alle 15, l’ora alla quale apriamo lo sportello». Quattro ore, come per un concerto dei Rolling Stones o per una partita di cartello. Quindi? Semplice. Tutti insieme nello stesso calderone. Seconda convocazione a iscrizioni esaurite: la tombola, giri il bussolotto e i numeri che saltano fuori escono per primi. Nessuno grida ambo o terno ma l’entusiasmo di chi si ritrova davanti la cartografia vuota del Palaffari nella quale scegliere è più o meno la stessa.

«Gli ultimi saranno i primi» esclama Silvia, accaparrandosi, in una sorta di mania di grandezza, di una frase già da duemila anni con il copyright inequivocabile. E’ uno dei ritocchi di un evento nato per svuotare le soffitte ma che ha poi cominciato ad allargasi a collezionisti, vintage, artigianato. E poi ancora agli artisti e alle attività economiche di contorno: perché domani, davanti a decine di migliaia di presenze, lavoreranno i bar, lavoreranno gli inservienti. Lavoreranno, arrotolandosi le maniche gialle come Titti, gli stewards.

Anche il mercatino viaggia blindato: e del resto non potrebbe essere lui a fare eccezione nel mondo della sicurezza denegata. Trenta persone di sicurezza:- una parte tra gli operatori fissi di questa esperienza partita a Campo Marte e proseguita tra i padiglioni, e in parte di veri e propri professionisti. Sicurezza per sicurezza, da stasera correranno ai ripari anche i residenti intorno al centro affari. Transennano le loro strade, con fettucce e transenne: tutto per impedire che le auto comincino a parcheggiargli anche in garage.

La sosta resta la maledizione degli eventi al Palaffari. La sosta e la partenza la sera, quando in un colpo solo tutti i protagonisti vanno a prendere la macchina, la portano vicino agli accessi per caricare e poi si incastrano come le tesserine di un puzzle. Però l’evento cresce.

Il 24 giugno ci sarà la prima edizione notturna: nel giardino a ridosso del Baldaccio, per la gioia di Atam e del presidente Mennini, inizio al pomeriggio e poi avanti fino a tardi. Il 30 settembre il ritorno al Palaffari, il 10 novembre idem. Più le idee che da qui ad allora, vedrete, spunteranno tra pulci e giganti. Come quella che domani terrà banco: 40 modelle, ragazze del liceo artistico a sfilare con abiti da sposa d’epoca.

Un abito per anno, messi a disposizione da spose vere, in qualche caso personaggi famosi in città. Qualcuno ha anche rivelato la sua storia, così finalmente parliamo d’amore, e ci sarà tanto di pannelli nei quali rileggersela: o farsela raccontare da loro. Storie a lieto fine: un po’ perchè l’amore continua, un po’ perché l’abito non si è strappato. E con quanto è costato è una buona notizia che se la batte perfino con l’amore eterno.