Olimpia Bruni e le fedi chianine
Olimpia Bruni e le fedi chianine

Arezzo 12 giugno 2021 - Alla fiera antiquaria ne hanno vendute tante, ma pochi ne conoscevano  la storia. Di fattura semplice, le fedi chianine erano fatte con pietre per niente preziose, se si escludono le perle scaramazze e i cristalli  di rocca che dovevano dare l’illusione dei diamanti, erano considerate i gioielli poveri dei contadini. Oggi non se ne ne trovano più. Sono nelle case private, nei cassetti delle nonne o nelle collezioni. La più ricca tra queste è senza dubbio quella di Olimpia Bruni, la maestra vetraia, restauratrice e storica dell’arte, esperta di questo gioiello tutto aretino, usato nei matrimoni o nelle occasioni eleganti nelle campagne dalla fine del ‘700 ai primi del ‘900, tra Valdichiana e Casentino. Una tradizione talmente radicata che la fede chianina veniva usata anche per far sparire l’orzaiolo accompagnata con il segno della croce e una “formula magica”. Non solo, una fede chianina era indossata anche dal  Granduca Ferdinando III di Lorena come testimonia il ritratto conservato nel palazzo comunale di Monte San Savino, dove la sfoggia al dito indice.

Sono la testimonianza che gli aretini l’arte orafa ce l’hanno nel sangue , sin dagli Etruschi e che poi l’industria, decisamente più accattivante,  ha recluso nei cassetti. Olimpia Bruni ha girato tutta la Valdichiana parlando con la gente e cercando questi “gioielli di famiglia” per scrivere nel 2013 il libro catalogo “Fedi chianine. Un dono come tradizione”, edito da Comune di Foiano e Lions Club Cortona Valdichiana Host, oggi ristampato, e che verrà presentato insieme ad alcuni esemplari di fedi  domenica 13 giugno alle 17 al castello del Calcione a Lucignano con l’associazione Vadichiana Forever Aps.

“Questi antichi gioielli, ormai quasi introvabili, erano prodotti ad Arezzo per la Valdichiana aretina, senese e umbra. Si tratta di manufatti di alto valore etnografico, etnoantropologico ed estetico che raccontano la storia di un anello come dono nuziale, che si tramandava di generazione in generazione, dalla suocera alla nuora. Di alto valore simbolico veniva indossato raramente perché doveva durare per sempre. Ne esistono esemplari più belli e lavorati ed altri più semplici e leggeri. I primi montavano perle quasi perfette o pietre semipreziose come tormaline, turchesi e granati; i secondi, invece, realizzati con vetri colorati, cristalli di rocca e perle scaramazze.  I modelli che venivano realizzati erano a riviera e a fiore”.

Materiali poveri che i sapienti artigiani del tempo hanno valorizzato con la più raffinata lavorazione dando vita a veri e propri capolavori  usando semplici vetri colorati legati con perni all'anello, oro a titolo basso,  anche nove carati, misto ad argento ed altre leghe, incisioni a sbalzo e a bulino, foglie intagliate nel gambo, perle scaramazze ritrovate sui mercati antiquari magari sfilate da vestiti rinascimentali ormai vecchi e logori. Le botteghe più conosciute erano propri nel cuore della città: Ercolani, Bottai, Michelangioli, Sardini, Borghini, Salmi. E i “chianini” servivano ad accontentare tutte le fasce sociali. Non solo anelli, ma anche spille, orecchini, pendenti, bottoni.

“Sono oggetti che hanno suscitato l’interesse di collezionisti di tutto il mondo. Nell’autunno del 2019, dal Giappone è venuta ad Arezzo una troupe per girare un documentario sull'antiquariato italiano, filmando la nostra Fiera dell'Antiquariato e la mia collezione di fedi chianine nel mio laboratorio - ricorda Olimpia Bruni - li definirono  i più belli visti in Italia, un unicum misto tra oreficeria ed antiquariato, tradizione popolare e storia”.

Un libro, un collezione, una storia per tramandare una importante  tradizione che va trasmessa ai giovani studenti. “Ho tenuto una presentazione ai ragazzi del  Liceo Artistico di Arezzo qualche tempo fa, e ne sono rimasti  affascinati. Potrebbe anche essere interessante proporre un progetto alle scuole artistiche del territorio per la realizzazione di riproduzioni di fedi chianine,  facendole ricreare dagli studenti con le tecniche antiche, rilanciandone così la moda”.