emma dante
emma dante

Arezzo 25 ottobre 2020 - “Ad Arezzo, al Festival dello spettatore, stasera, ci sarà Ballarini. Andate a vederlo. E' una domenica speciale per i teatri, perché il nuovo Dpcm ancora una volta ci caccia fuori di casa”. L’appello è di Emma Dante e stasera alle 21 al Petrarca, che riaprirà per l’ultima volta, almeno fino al 24 novembre, andrà in scena il suo spettacolo con Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco, scritto e diretto proprio dalla attrice, regista, drammaturga che con il suo ultimo film “Le sorelle Macaluso” presentato a Venezia ha vinto i premi come miglior film e migliore interpretazione femminile del cast.  Il suo sfogo va avanti: ”Continuo a non capire perchè i teatri e i cinema non possono stare aperti la domenica e tutti i giorni fino alle 18 come i ristoranti o come le chiese. Non c'è alcuna logica, è un attacco personale al nostro settore, ma perché? Mi chiedo, perché i direttori dei teatri stabili non si fanno sentire? Perché nessuno alza la voce? i ristoranti non sono luoghi di necessità eppure i ristoratori devono sopravvivere e si fanno sentire. I teatri sono luoghi di necessità, dovrebbero gridarlo forte i direttori dei teatri, scendere in piazza, più dei ristoratori. Hanno smontato platee, ridotto i posti a sedere, sanificato, hanno fatto tutto ciò che serviva per mettere in sicurezza le persone. Ora perchè stanno zitti? E poi nel giro di qualche giorno alcuni teatri stabili hanno presentato e inaugurato la stagione, adesso si chiude e stanno zitti, tanto arrivano finanziamenti e cassa integrazione, noi invece, le compagnie indipendenti, non riceviamo il cachet dello spettacolo se non andiamo in scena. Chiedo ai direttori dei teatri di intervenire con forza per scongiurare la chiusura. I teatri e i cinema sono posti sicuri”.

Ma lo show va avanti, anche l’ultimo giorno. E lo fa con uno spettacolo che trasuda tenerezza e nostalgia. La musica evoca tempi lontani, “E se domani”, “Lontano, lontano”, “Il ballo del mattone”, il nostalgico “Tango delle capinere”. E’ la notte di capodanno, due anziani coniugi ripercorrono i lunghi anni passati insieme. Solitudine, vecchiaia, tenerezza gli ingredienti dello spettacolo “Ballarini” ed è la stessa regista a raccontarcelo. 

“E’ in repertorio da tanti anni, ma sono contenta quando viene riproposto  - fa sapere Emma Dante da Palermo - i protagonisti sono due vecchietti che la sera di Capodanno vivono a ritroso la loro storia d’amore, ringiovaniscono fino ad arrivare alla dichiarazione d’amore. Ma tutto avviene nella testa di lei aprendo il baule due ricordi. Racconto la  solitudine e la tenerezza della vecchiaia in modo gioioso giocando sul collage delle canzoni anni Sessanta”.

Ma nelle sue opere la famiglia viene presentata con sfaccettature crudeli.

“Nella vita succede così, non disegno certo la famiglia del Mulino Bianco che non esiste e se esistesse avrebbe dei problemi. Quando gli esseri umani, anche in famiglia, entrano in relazione si creano corti circuiti, conflitti, competizione tra genitori e figli, insofferenze, intolleranze, è inevitabile e nascondere non serve. Noi in Sicilia diciamo che i panni sporchi si lavano in casa. Io li lavo in pubblico”.

Al centro c’è sempre la donna

“Perché al sud le donne sono ancora a rischio, ci sono ancora storture legate alla visione e alla collocazione della donna, che deve essere madre, moglie, che deve venire dopo se stessa. Non c’è equilibrio e si parte da lì”.

Il Covid ha accentuato questi disequilibri?

“Ha messo a rischio la libertà, l’ultima volta che sono stati chiusi i teatri è stato con la guerra. E di questo fatto se ne parlerà in futuro anche negli spettacoli, se ne deve parlare, si devono  tenere questi accadimenti nella memoria collettiva, il Covid  ci ha tolto i sogni e dobbiamo ricordare per rielaborare”.